Crescono i poveri, dalla Caritas più di cinquanta pasti al giorno

Raddoppiati quelli della mensa che vengono consegnati a domicilio, colpiti precari e stranieri Forniti tablet e computer per continuare a garantire assistenza didattica agli alunni bisognosi
TERAMO. Sul fronte dell’emergenza economica le prime vittime sono i poveri all’improvviso. Famiglie che, prima dell’aggressione di massa del Covid 19, tiravano avanti con poco e da un giorno all’altro non ce l’hanno fatta più.
È la nuova quotidianità della Caritas che, con i suoi cinquanta volontari operativi nelle parrocchie della diocesi, risponde alle aumentate richieste di aiuto provenienti da chi ha perso un lavoro precario o non può permettersi l’acquisto di strumenti per la didattica a distanza. Chiusi lo sportello informativo, la mensa e l’emporio solidale, in conformità alle disposizioni che vietano gli assembramenti per evitare la propagazione del contagio, l’istituto ha riorganizzato la propria rete solidale. «Alcune attività come il potenziamento scolastico, dedicato a ragazzi stranieri o in difficoltà, sono state necessariamente sospese», esordisce il vicedirettore Anna D’Eustacchio, «ma cerchiamo di farle on line o in altre forme». Il sostegno alla didattica a distanza passa attraverso la fornitura di strumenti adeguati a chi ne ha bisogno. I volontari hanno consegnato 35 tablet e due computer portatili raccogliendo richieste che sono arrivate non solo da Teramo, ma anche da Atri, Alba e Silvi. «Forniamo comunque il sostegno necessario», spiega D’Eustacchio, «e siamo anche disponibili a collaborare con le scuole che non riescono a coprire tutte le richieste di attrezzature informatiche per gli studenti in condizioni di disagio».
L’attività della mensa è stata sostituita dalla consegna a domicilio dei pasti. Si tratta del servizio che, dall’inizio dell’emergenza, ha fatto registrare l’incremento più marcato. «Dai venticinque pasti quotidiani serviti a mensa», sottolinea il vicedirettore, «siamo arrivati agli oltre cinquanta consegnati a casa». Tra i nuovi destinatari ci sono soprattutto lavoratori precari o in nero, come lavapiatti, badanti e assistenti familiari, in particolare stranieri, che sono rimasti senza mezzi di sostentamento per loro e per le famiglie. In leggero calo, rispetto alla prima fase emergenziale, è invece il recapito domiciliare di pacchi alimentari. «Da una media di circa dieci al giorno, la richiesta è diminuita negli ultimi giorni», osserva D’Eustacchio, «probabilmente per l’entrata in vigore dei buoni spesa». Resta, però, il dramma dei bisognosi non residenti che non possono accedere ai tagliandi per l’acquisto dei generi alimentari rilasciati dal Comune. «In questi casi interveniamo anche tramite l’emporio», fa sapere il vicedirettore, «è chiuso, ma su appuntamento fa consegne a casa». La Caritas assicura anche integrazioni economiche per i redditi più bassi, tramite verifica preventiva delle effettive difficoltà economiche, e sostegni al pagamento di bollette e affitti in aiuto anche di commercianti costretti a chiudere le loro attività. Per l’orientamento ai servizi è stato attivato il numero verde 800023640. È in funzione anche per assistenza psicologica e dalle 17 alle 18 anche per consulenze relative ai sostegni messi in campo dal governo. «Il nostro impegno è orientato anche a pensare qualcosa per il futuro», fa sapere D’Eustacchio, «su come accedere ai nostri servizi sempre più in serenità, senza sentirsi a disagio o umiliati, per evitare che vengano alimentati racket e attività illecite».
Ci sarà ancora tanto bisogno della Caritas, ma l’emergenza ha messo in luce anche un risvolto positivo. «Nonostante la precarietà e l’incertezza che investe un po’ tutti», conclude, «sono arrivate tante donazioni economiche e di prodotti: a Pasqua abbiamo distribuito colombe, per la prima volta non abbiamo dovuto aspettare le rimanenze. La precarietà ci spinge a condividere di più».
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