Crisi infinita, quest’anno chiusi 20 negozi

Roseto, negli ultimi tre mesi sparite tre attività vicino piazza Ungheria. Un commerciante: è dura, non ce la faccio più
ROSETO. «Chiusura per cessazione attività», una scritta che negli ultimi anni si vede sempre più spesso. A Roseto, negli ultimi tre mesi, c’è stata la chiusura di tre esercizi commerciali in meno di 100 metri a sud, vicino piazza Ungheria. Non è un bel biglietto da visita per la città che vede, proprio in quella zona, il primo ingresso per chi proviene dall’autostrada: a sinistra un intero piano terra vuoto (lo scorso anno c’erano due negozi, uno di vestiti, l’altro di mobili), a destra un’altra attività che sta per chiudere, trasferitasi però al centro di Roseto.
Inoltre, proseguendo di appena 50 metri, non ci sono più una pizzeria, che esisteva da 25 anni, un negozio di prodotti pronti per cuocere e, poco più avanti, una piccola attività alimentare dove la serranda, da circa una settimana, è abbassata. Un’immagine quasi spettrale che è specchio dei tempi attuali, dove molti commercianti faticano ad andare avanti per affitti esosi e tasse altissime, senza contare la crisi negli acquisti e la preferenza dei grandi centri commerciali ai piccoli negozi.
A Roseto, da gennaio 2017 ad oggi, hanno chiuso circa 20 attività, tra bar ed esercizi di vicinato, un dato che comunque è in linea con il trend nazionale. «Circa il 10% delle attività chiudono a livello nazionale», dice l’assessore a bilancio e commercio del Comune di Roseto, Antonio Frattari, «e la nostra città rientra nella media. Comunque è la stessa situazione da circa otto anni. Tanti possono essere i fattori che determinano queste chiusure, un po’ è dovuto alla crisi economica generale che attanaglia la nazione ma, a mio avviso, l’apertura negli ultimi dieci anni dei grandi centri commerciali in città molto vicine a noi di sicuro non aiuta i piccoli negozi, costretti a combattere una battaglia impari. Purtroppo le chiusure, negli ultimi mesi, hanno interessato una determinata zona, cioè la parte sud a Roseto, e di certo questo non fa piacere. Ora ci sono molti locali vuoti, nella speranza che qualcuno possa aprire una nuova attività». Grandi centri commerciali, pressione fiscale elevata, sfiducia nel futuro: tutti fattori che pesano come un macigno per chi porta avanti un piccolo negozio. E purtroppo non finisce qui: in zona altre due attività a fine mese potrebbero chiudere i battenti. «Non ce la faccio più», dice Paolo, che gestisce il suo negozio da circa 30 anni, «negli ultimi cinque anni sono cambiate molte cose. Prima avevo tre dipendenti, mentre ora sono costretto ad averne solo uno e io, con mia moglie e i due miei figli, facciamo dei piccoli sacrifici. È sempre più dura andare avanti. Le tasse, anziché diminuire, aumentano sempre di più, e le persone preferiscono fare 30 chilometri e andare al centro commerciale anziché venire da me. Per competere siamo costretti ad abbassare i prezzi, quasi a svendere alcuni prodotti, ma facendo così non so fin quando riusciremo a stare aperti. È un vero peccato perché ho ereditato questo negozio da mio padre e non vorrei chiudere». Cosa si può fare per fermare questo trend? «E’ difficile», dice Frattari, «noi come Comune possiamo fare ben poco: molto dipende dallo Stato. Alcuni esercizi commerciali pagano il suolo pubblico e la Tari, ma non credo che cento euro in meno cambino qualcosa. Spero che prima o poi ci possa essere una ripresa».
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