D’Alberto: città pronta a ripartire In arrivo aiuti alle piccole attività

14 Aprile 2020

Il sindaco annuncia il rinvio a giugno del pagamento delle imposte comunali per famiglie e aziende La prossima settimana sarà approvato il bilancio con una riduzione delle entrate, a partire dalle multe

TERAMO. Una città pronta a ripartire, almeno nelle intenzioni del sindaco Gianguido D’Alberto che sta per varare, insieme al bilancio, un pacchetto di misure per alleviare gli effetti dell’emergenza coronavirus.
Prima di parlare di ripartenza, come avete gestito questa prima fase?
«Abbiamo cercato di non bloccare tutti i procedimenti legati allo sviluppo e al rilancio della città. Ci siamo concentrati sui punti cardine: è stato firmato il protocollo con l'Università e la Asl per il recupero dell'ex manicomio. E sono andati avanti anche gli iter per il recupero del teatro romano, la centrale della Cona, la gara per i parcheggi. Sono stati chiusi i lavori in corso de Michetti. Abbiamo fatto il possibile per evitare lo stallo e farci trovare impreparati al ritorno alla normalità. Non basta ovviamente: ci sveglieremo alla fine della fase acuta dell'epidemia in modo completamente diverso. Lo sviluppo culturale della città resta il punto fermo. Stiamo cercando anche di dare sostegno sociale alle famiglie più fragili. Non ci siamo fermati sull'assegnazione delle case ai cittadini sfollati, ma abbiamo cercato di dare protezione sociale a chi era in difficoltà già da prima e alle nuove fasce deboli. Sono state già raggiunte 474 famiglie, il numero supererà le mille entro aprile».
Ma arriviamo alla “fase 2”. Il ruolo del Comune non sarà secondario.
«Prevederemo la sospensione delle tasse, non avevamo urgenza di farlo subito: la nostra Tari scade a fine aprile. Riallineeremo tutte le scadenze a giugno. I Comuni questo possono fare: cercare il più possibile, nella tassazione locale, di non pesare nell’immediato su famiglie e imprese. Ma per sgravare la tassazione ed erogare servizi in maniera efficace serve uno stanziamento dal governo: non a caso il presidente dell’Anci De Caro ha chiesto 5 miliardi per avere una copertura di bilancio. Il nostro andrà in giunta la prossima settimana: abbiamo previsto un abbattimento del 20% dei proventi delle sanzioni del codice strada. Tutte le voci in bilancio vanno rimodulate per la prevedibile riduzione delle entrate, ma è ancora tutto molto incerto: il quadro vero lo avremo con l’assestamento a luglio. Di certo la sospensione del pagamento delle imposte per due mesi la possiamo sostenere; ci esponiamo a un problema di mancanza di liquidità ma per fortuna in precedenza abbiamo azzerato le anticipazioni di cassa. Diciamolo chiaramente: non si pensi che da solo il Comune possa fronteggiare in maniera radicale la crisi del territorio. Ma possiamo prevedere, e lo faremo, contributi per le piccole attività, forme di sostegno per andare in soccorso, ad esempio, del commercio. E’ un modo per attutire il colpo ma non è risolutivo».
Solo misure economiche per la ripartenza?
«L'altro giorno parlavamo con l’assessore Filipponi di iniziative, nella seconda parte dell’anno, sempre volte a una rivitalizzazione della città. E poi, sempre dopo l’approvazione del bilancio, un altro punto è portare avanti il piano manutenzioni, chiudendo il primo step del piano asfalti a cui mancano ancora interventi in centro storico e avviando il secondo per le frazioni. Altro punto è portare avanti e chiudere le procedure per le assunzioni del personale: bisogna rinforzare la macchina amministrativa del Comune, che sconta una carenza di organico. Inoltre stiamo già lavorando con il vicesindaco all’organizzazione delle attività del Coc e della Protezione civile con una proiezione temporale più lunga rispetto alla fase acuta dell'emergenza».
In quest’emergenza lei ha assunto posizioni molto forti, e reiterate, sulla governance della sanità locale.
«Non è stata una polemica fine a se stessa. Ogni sollecitazione, sia da sindaco che da presidente del comitato ristretto, è stata per evidenziare un problema che avrebbe richiesto un’attività preventiva a livello sanitario che non è stata fatta. Il Mazzini deve essere preservato come ospedale di riferimento. Ma bisogna anche rafforzare il territorio: sono partite le Usca e andrebbe fatta un’azione la più spinta possibile per i tamponi, tenendo sempre presente che a livello nazionale ci sono delle carenze, così come per i reagenti. La verità è che bisogna stabilire strategie per la gestione dell’emergenza, questo è mancato. Ora in ospedale ci sono state risposte sui protocolli di sicurezza, sui percorsi, sui tamponi al personale. Ma all’inizio si è perso del tempo. Noi continueremo a pungolare sugli aspetti da migliorare. Ad esempio esistono persone pericolosamente scoperte, quelle vicine ai casi positivi. Riceviamo molte segnalazioni di tamponi che vengono effettuati troppo tardi: 7-8 giorni dopo le richieste. Intere famiglie, lasciate in un limbo, poi risultano positive. Voglio segnalare un altro caso: i pazienti oncologici in attesa di fare il tampone per riprendere la chemioterapia. Le fasce a rischio e deboli vanno messe in priorità».
Per concludere, l’emergenza ci ha insegnato qualcosa?
«Che l'ospedale va preservato come punto di riferimento: sono importati i contenuti ma il tema del contenitore va riproposto, portato in prima linea. C’è bisogno di un presidio con spazi diversi e strutture più adeguate e moderne».
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