D’Alberto: i conti pubblici non c’entrano, è una guerra di potere tra leader politici
«Il bilancio non c'entra nulla». Gianguido D'Alberto, capogruppo in Comune di "Insieme possiamo", fornisce una lettura politica, nel senso più deteriore del termine, della seduta consiliare saltata...
«Il bilancio non c'entra nulla». Gianguido D'Alberto, capogruppo in Comune di "Insieme possiamo", fornisce una lettura politica, nel senso più deteriore del termine, della seduta consiliare saltata giovedì per le assenze di dissidenti ed ex della maggioranza. «Ai consiglieri e ai capi dei gruppi non importa niente dei conti pubblici», afferma, «il tema è: quando conviene andare a votare per intercettare le condizioni più favorevoli per essere eletti, solo per dare continuità a questo sistema di potere». La colpa più grave del centrodestra, a detta del consigliere di opposizione, è di aver trasformato Teramo in «un tavolo da gioco sul quale si creano altre partite legate ai destini dei leader che, attraverso consiglieri e assessori di riferimento, piegano la città ai propri interessi». D'Alberto chiama in causa direttamente i maggiori esponenti della coalizione di governo. «Dopo aver creato il disastro sperano di scaricarlo su altri, mentre già lo stanno riversando sulle future generazioni», afferma, «e la comunità teramana è in sofferenza a causa di questo inadeguato sistema di potere che va smantellato alla radice, prevenendo il rischio che possa rigenerarsi sotto mentite spoglie o mediante già visti accordi trasversali». Anche dalla lettura del bilancio, sottolinea il capogruppo di "Insieme possiamo", si evince che «negli ultimi anni la città è stata occupata per costruire le fortune politiche di pochi». Per D'Alberto il documento contabile «che l’amministrazione comunale non riesce neppure a presentare al consiglio è invotabile». Il consigliere fa riferimento alla "voragine" nei conti che sarà solo «parzialmente tamponata solo grazie alle entrate dell’assicurazione da danni del sisma, che quindi vengono sottratte al territorio», e sottolinea che la seduta andata a vuoto è «l'ultimo atto della disastrosa esperienza del centrodestra teramano». (g.d.m.)

