D’Alberto, offensiva sul Ruzzo «Basta con i balletti politici»

11 Gennaio 2020

Il sindaco chiede il ricambio dei vertici, per il centrodestra gli replica il collega giuliese Costantini: «Il consiglio ha lavorato bene e merita la conferma, Teramo così resta in posizione marginale» 

TERAMO. «Basta balletti e giochi delle tre carte». Le dimissioni della presidente Alessia Cognitti e del suo vice Alfredo Grotta, a pochi giorni di distanza dall’addio annunciato dall’altro consigliere di amministrazione Antonio Forlini, offrono al sindaco Gianguido D’Alberto lo spunto per tornare alla carica sulle nomine ai vertici del Ruzzo. Per il primo cittadino teramano va «aperta una fase nuova» con il ricambio delle figure apicali, con il coinvolgimento dei rappresentanti degli altri comuni soci e delle forze politiche. Il sindaco di Giulianova Jwan Costantini dal fronte del centrodestra, però, non la pensa alla stessa maniera e prospetta la conferma dei dimissionari.
D’Alberto, che poco più di un anno fa aveva contestato in assemblea la designazione del cda, legge il passo indietro dei due componenti che erano ancora in carica come una conferma della correttezza del ricorso presentato al tribunale delle imprese sulla regolarità delle designazioni. «Sarebbe facile sostenere che le dimissioni hanno legittimato la nostra azione nell’interesse dei cittadini», esordisce il sindaco, «ma di fatto dimostrano che si trattava di nomine pasticciate». D’Alberto sottolinea il «commissariamento processuale» dei vertici aziendali nel giudizio davanti al tribunale delle imprese e resta convinto che alla guida del Ruzzo debba andare un amministratore unico o un nuovo Cda, purché sostenuto da motivazioni gestionali valide e riferimenti normativi certi. Di sicuro vanno accantonale le «operazioni gattopardesche» di cui secondo lui hanno già fatto le spese i cittadini che si sono ritrovati gli aumenti nelle bollette dell’acqua. «Gli attori di questa vicenda, alle seconde dimissioni in un anno», fa notare D’Alberto, «diventerebbero caricature di loro stessi». È impensabile insomma, sebbene i toni della lettera firmata da Cognitti e Grotta lascino intendere il contrario, che il passo indietro sia solo funzionale a una ulteriore ridesignazione da parte dell’assemblea dei sindaci. «Si tratterebbe di un’iniziativa grave per l’allungamento del proprio mandato», rileva D’Alberto, «che delegittimerebbe la politica e le istituzioni nei confronti dei cittadini». Il sindaco non rimette in ballo i dati di bilancio secondo lui negativi, ma si limita a ricordare che «il piano industriale era stato approvato in bozza dall’assemblea con l’impegno a ripresentarlo mai mantenuto successivamente». Il primo cittadino teramano non teme di cadere in una trappola politica che ne metta in luce l’isolamento nella battaglia sul Ruzzo. «Ne sarebbero vittime i cittadini che subiscono le conseguenze di questa situazione», spiega, «continueremo comunque la nostra attività nei loro interessi».
Costantini si dice dispiaciuto «per le posizioni, reiterate e pregiudiziali, di stampo esclusivamente politico» assunte dal suo collega teramano ritenendole «non rispettose del ruolo e dell’autonomia del sindaci soci». Per il primo cittadino giuliese il Cda del Ruzzo «sta lavorando molto bene e merita largamente una conferma». Tra i risultati positivi dell’attuale gestione Costantini annovera il risanamento dei conti dell’acquedotto con il pagamento rateizzato dei debiti proprio nei confronti dei Comuni e delle imprese. «È davvero inaccettabile l’atteggiamento del collega teramano», osserva Costantini, «che persevera nel porre il capoluogo in una posizione marginale». L’invito a D’Alberto è a occuparsi di più di questioni legate alla sanità. Il primo cittadino teramano, a detta di Costantini, «dovrebbe dedicare invece maggior cura al suo ruolo di coordinamento dei comitato ristretto dei sindaci della Asl, in quanto non convoca riunioni da almeno sei mesi ed ha lasciato inascoltata la richiesta di Giulianova, formulata già tre volte, di tornare a far parte del comitato, così come accade per tutti i sindaci dei presidi ospedalieri».
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