D’Alberto: «Scuole, la gara unica è la svolta della ricostruzione»

Il sindaco: «La procedura speciale voluta da Legnini supera i vincoli che rallentano le opere pubbliche I ritardi? Teramo è in linea con il resto del cratere, ora è tutto finanziato e presto vedrete i cantieri»
TERAMO. La gara unica di appalto per la ricostruzione di 227 scuole del Centro Italia lesionate dal sisma 2016 è salutata dal sindaco di Teramo Gianguido D’Alberto, anche in qualità di presidente abruzzese dell’Anci, come un provvedimento d’importanza epocale, la vera svolta in un processo di ricostruzione pubblica che, pur sbloccato un anno fa dalle ordinanze speciali del commissario Giovanni Legnini, non è ancora riuscito a decollare.
LA RIVOLUZIONE
«La ragione del provvedimento», dice D’Alberto, «è innanzitutto quella di dare una risposta di adeguamento sismico definitivo a tutto il patrimonio scolastico del cratere, di mettere in sicurezza una volta per tutte le scuole: perché la rivoluzione del cratere del Centro Italia targata Legnini sta nel fatto che l’approccio alla ricostruzione non è più di mera riparazione del danno come nei precedenti terremoti, ma punta alla messa in sicurezza definitiva di tutto il patrimonio pubblico. Una ricostruzione sociale, non solo materiale. E un messaggio chiaro alle comunità: sui nostri territori torna la sicurezza». Ma, secondo D’Alberto, c’è un secondo aspetto forte nella gestione Legnini, e «sta nella capacità di declinare concretamente la parola semplificazione. Il programma presentato due giorni fa ha una procedura totalmente nuova: l’accordo quadro unico sia per la progettazione che per la realizzazione: dei lavori consente di dare un impulso di accelerazione e dimostra come la ricostruzione del Centro Italia sia un modello che spiana la strada alla revisione del codice degli appalti, per togliere tutti quei vincoli che rallentano le opere pubbliche».
LA SITUAZIONE IN CITTÀ
Nell’accordo quadro sulle scuole la città di Teramo è presente con ben 18 edifici. «Il Comune», dice il sindaco, «è soggetto attuatore di 13 interventi, per circa 40 milioni di euro che si aggiungono ai 30 milioni dell’ordinanza Teramo. Noi sulle scuole abbiamo pianificato tutto, sono tutte finanziate. Ora bisognerà programmare le tempistiche, cadenzare i lavori e farli a rotazione perché non venga interrotta la continuità didattica».
LE RAGIONI DEI RITARDI
Perché finora a Teramo non sono partiti cantieri della ricostruzione pubblica? Ha ragione il centrodestra cittadino ad accusare l’amministrazione in carica? D’Alberto risponde secco: «La ricostruzione pubblica è ferma in tutto il cratere, i cantieri ultimati nelle quattro regioni sono appena 24, alcuni piccolissimi. Continuare a dire che non abbiamo aperto un cantiere è frutto di malafede o di ignoranza. L’ordinanza Teramo ha semplificato le cose ma non basta, perché tutti gli enti interessati si devono mettere in modalità accelerazione, non solo il soggetto attuatore. E poi c’è il problema dell’aumento dei prezzi che non può non incidere sulla tempistica. Peraltro un cantiere, quello di Villa Ripa, è partito. È chiaro che dobbiamo andare più veloci e io voglio aprire più cantieri possibile prima della fine del mandato, ma siamo perfettamente in linea con il resto del cratere. Ricordo che chi oggi parla di scuole aveva fatto incancrenire la situazione della scuola di Colleatterrato, che noi abbiamo sbloccato e inaugurato, così come è ricostruzione pubblica anche quella dei cimiteri che abbiamo avviato con un’operazione straordinaria insieme alla Protezione civile. Stiamo correndo anche sul Pnrr: qui i tempi sono strettissimi ma non è un male, è una sfida che favorisce l’accelerazione della macchina pubblica. Lo sforzo che si sta profondendo è enorme. Sono sereno», conclude il sindaco, «partivamo da zero ed è stato fatto tutto ciò che si doveva».
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