Decreto ingiuntivo di Fano per i canoni arretrati mette in crisi la Gran Sasso

2 Novembre 2019

Dure reazioni della Provincia e della società pubblica, il sindaco Servi replica: «Dovevo farlo per legge, voi non avete mai rispettato gli impegni su Prato Selva» 

FANO ADRIANO. Il Comune di Fano Adriano, socio della Gran Sasso Teramano, ha presentato un decreto ingiuntivo di 120mila euro per i canoni pregressi non versati. La società pubblica, in questi anni di difficoltà finanziaria, aveva congelato, previa approvazione dell'assemblea e certificazione dei debiti, il versamento dei canoni sia all'Asbuc (proprietaria dei terreni degli impianti di Prati di Tivo) sia al Comune di Fano (proprietario dei terreni degli impianti di Prato Selva). Un sacrificio condiviso, una sorta di tregua finanziaria che il Comune di Fano ha rotto giovedì, qualche ora prima dell'assemblea dei soci svolta alla Camera di commercio.
Le reazioni sono state molto forti. Il presidente della Provincia Diego Di Bonaventura ha parlato di «un fulmine a ciel sereno in un momento nel quale per la prima volta abbiamo avuto una stagione continuativa ricca di soddisfazioni con migliaia di visitatori, abbiamo completato le manutenzioni straordinarie e assicurato la stagione invernale che riapre, dopo decenni, puntuale l'8 dicembre. Una decisione incomprensibile perchè mettere in ginocchio la società significa farsi male da soli, questo era il momento di stare insieme e invece si apre una falla che rimette tutto in discussione. Questo gesto pare autolesionistico considerato il nostro impegno più volte ribadito di iniziare a lavorare per Prato Selva una volta sistemato Prati di Tivo». L'assemblea, giovedì sera, ha votato la nomina di un avvocato per affrontare questa vicenda che, sostiene il liquidatore Gabriele Di Natale, «mette un'ipoteca su tutti i passi dovuti per legge, come il bando di vendita, che abbiamo messo in atto. Non è certo una bella pubblicità e certamente scoraggia operatori e eventuali investitori».
Il sindaco di Fano, Luigi Servi, in serata ha inviato una nota in cui scrive: «Le reazioni da parte degli esponenti della Gran Sasso Teramano e della Provincia alla notifica del decreto ingiuntivo presentato dal Comune di Fano Adriano, sono state tanto violente quanto sproporzionate sino al limite della pressione indebita e anche oltre. Non entro nel merito del provvedimento che il Comune ha dovuto adottare, anche i nostri interlocutori sanno benissimo che tutto ciò si è reso necessario per evitare responsabilità contabili in ordine alla gestione dei contratti di concessione di terre civiche. Sono convinto che ci sarà modo e tempo per chiarire sino in fondo che la responsabilità di questa incresciosa situazione non si può attribuire al Comune di Fano. Questa è l’occasione per fare chiarezza sulla situazione in cui versa Fano Adriano a causa della chiusura della stazione turistica di Prato Selva. Ho più volte sollecitato soluzioni finalizzate alla riapertura. Purtroppo nulla si è concretizzato causando un ulteriore peggioramento dello stato di degrado dell’impianto, degli immobili e delle attrezzature. Devo prendere atto, mio malgrado, che il mio impegno e la mia disponibilità non sono serviti a ripristinare l’attività turistica a Prato Selva, pur avendo ricevuto assicurazioni in merito sia dagli esponenti della Provincia sia della Regione che, in un’assemblea pubblica tenutasi a Fano Adriano, assicurarono la riapertura della nostra stazione turistica per l’8 dicembre 2019. Nulla di tutto ciò è accaduto e, ancor più grave, non sono stati adottati atti amministrativi che facciano intravedere una svolta. Devo ricordare che l’amministrazione di Fano Adriano ha deliberato da anni di mettere a disposizione della Provincia la somma di € 162.000, stanziata dalla Regione Abruzzo, per il ripristino del rifugio albergo di Prato Selva e la revisione della seggiovia Ginestra, ma inspiegabilmente sino ad ora la Provincia nulla ha fatto per utilizzare tali risorse. L’amministrazione comunale che ho l’onore e l’onere di presiedere», conclude Servi, «non può più tollerare tale situazione di stallo».(red.te)