Detenuto aiutato da un drone evade dal carcere con una corda

26 Settembre 2023

In fuga un albanese di 39 anni in attesa di giudizio per droga, era già fuggito dal carcere di Pisa: era solo in cella, ha tagliato le sbarre con un filo di ferro diamantato e si è calato da oltre 15 metri

TERAMO. La cronaca a raccontare un’evasione dal carcere con immagini da film: il detenuto che taglia le sbarre, si infila in un buco minuscolo e si cala da 15 metri con una fune per poi scavalcare il muro di cinta di Castrogno. Probabilmente aiutato da un drone che gli ha lanciato tutto l’occorrente, forse anche da complici che lo hanno atteso. Con un’altra particolarità a fare la differenza in questa storia che sembra uscita da una sceneggiatura da cinema: Roland Dedja, albanese 39enne, era già evaso nel 2010 dal carcere di Pisa dove all’epoca era detenuto per omicidio. Era stato ripreso dopo qualche mese.
E se l’inchiesta della Procura proverà a mettere ordine nella dinamica dei fatti ancora tutti da chiarire, il caso riaccende i fari sulle condizioni di sicurezza di uno degli istituti di pena più sovraffollati della regione con un numero di reclusi che oggi supera i 400 e quello di agenti di polizia penitenziaria da tempo ben al di sotto della pianta organica così come ormai da anni denunciano (senza essere ascoltati) i sindacati.
L’evaso a giugno era arrivato nel carcere teramano proveniente da Bologna dove la Procura lo accusa di spaccio di droga e sequestro di persona nell’ambito di un’inchiesta che contesta anche l’associazione a delinquere. L’uomo è in attesa di giudizio. Era recluso al terzo piano dell’edificio, nella sezione comuni, in una cella in cui al momento era solo. Da una prima ricostruzione fatta dagli inquirenti (fascicolo del sostituto procuratore Davide Rosati che ha delegato alle indagini la squadra mobile) sembra che l’uomo abbia letteralmente tagliato le sbarre della finestra del bagno della cella utilizzando i cosiddetti “capelli d’angelo”, ovvero dei fili di ferro diamantati usati proprio per tagliare il ferro. Ha creato un varco piccolissimo, sembra della misura di 25 centimetri per 25, da cui è riuscito a passare calandosi poi per oltre 15 metri con la corda da rocciatore. Per ingannare i poliziotti penitenziari, l'uomo, che non aveva nessun compagno di detenzione, avrebbe simulato la presenza di una persona sulla sua branda utilizzando stracci a mo’ di sagoma e facendo sembrare che la persona fosse coperta sino alla testa. L’evasione è stata messa a segno intorno alle 4.30 della notte tra domenica e ieri e scoperta solo qualche ora dopo durante il primo giro di ispezione. Il fatto è avvenuto in prossimità di una delle torrette di controllo dell’edificio che ormai da tempo, proprio per carenza di personale, non sono più presidiate.
L’allarme è scattato immediatamente e subito sono stati istituiti posto di blocco nella zona nel vano tentativo di rintracciare l’evaso. All’esame degli inquirenti in queste ore c’è la visione delle immagini di alcuni sistemi di videosorveglianza della struttura e della zona per verificare eventuali passaggi di elementi utili alla ricostruzione del fatto. In mattinata il pm Rosati ha fatto un sopralluogo nella cella da cui è avvenuta l’evasione dal carcere teramano ora diretto da Lucia Di Feliciantonio. Non è la prima volta che con l’uso dei fili diamantati vengono messe in atto evasioni dal carcere: nel 2018 a Foggia è stata questa la tecnica usata da un boss mafioso per scappare dalla locale casa circondariale.
©RIPRODUZIONE RISERVATA