Di aziende all’avanguardia i pochi brevetti teramani

26 Settembre 2017

Quelli internazionali sono solo sette, di cui due a basso impatto ambientale 

TERAMO. Il “genio” italiano in provincia di Teramo è appannato, a guardare il numero dei brevetti registrati in provincia.
L’analisi effettuata da Unioncamere-Dintec sulla base dei brevetti pubblicat idall’European patent office (Epo) evidenzia che a Teramo nel 2015 ne sono stati registrati 7, uno in meno che a Pescara, uno in più che all’Aquila ma 6 in meno che a Chieti.
Evidentemente la dimensione delle aziende insediate in quest’ultima provincia ha un peso: per arrivare a depositare un brevetto c’è bisogno di un settore ricerca e sviluppo, che non tutte le imprese hanno, soprattutto quelle di minori dimensioni. Sono poi imprese che lavorano in settori tecnologici come l’automotive, l’hi-tec, mentre il Teramano è connotato da imprese manifatturiere tradizionali, meno “spinte” verso innovazione e ricerca.
Un aspetto positivo però è che in provincia di Teramo sono stati pubblicati gli unici due brevetti “green” d’Abruzzo: si tratta di invenzioni che introducono innovazioni a basso impatto ambientale nei processi o nei prodotti realizzati.
L’inventiva dei ricercatori delle imprese abruzzesi, peraltro, nel corso del tempo non è aumentata, anzi. La stessa ricerca paragona i dati del 2015 a quelli del 2006. In Abruzzo allora i brevetti europei erano 43, mentre nel 2015 si sono fermati a 31. Un’inezia rispetto ai 1.084 della Lombardia o 591 dell’Emilia Romagna, che comunque fanno segnare un calo rispetto al 2006. Per la provincia di Teramo cambia poco: si passa dai 6 del 2006 ai 7 del 2015, di cui appunto due “green” e due Ket, cioè inerenti alle alte tecnologie. La situazione è leggermente migliore per i brevetti nazionali: nel 2016 sono stati 10, 8 l’anno precedente e 11 nel 2014. Quest’anno finora ne sono stati registrati 5 alla Camera di commercio.
Che si debba e si possa fare di più è stato più volte ribadito, anche perchè è un dato acquisito che le imprese che innovano e fanno ricerca sono quelle che più “tengono” il mercato, che risentono meno della crisi.
Di questo è convinto anche il presidente della Camera di commercio Gloriano Lanciotti. «Ricerca e innovazione sono fondamentali se si vuole rimanere sul mercato. Il fatto che il nostro territorio ha pochi brevetti, testimonia che ancora soffre e sarà dura farlo ripartire. Come Camera di commercio e come associazioni datoriali (Lanciotti è anche direttore della Cna provinciale, ndr) dobbiamo essere da stimolo: bisogno aiutare le imprese a fare ricerca e innovazione».
Ma come? A guardare i dati tutti i tentativi fatti finora non hanno dato frutti importanti. «I poli di innovazione, tranne alcuni casi, sono stati un mezzo flop», osserva Lanciotti, «va ripensato l'intero impianto, va immaginata una riduzione nel loro numero con un sostegno maggiore e migliore. E anche con meno burocrazia nella rendicontazione». Un’altra istituzione con cui fare ricerca è l’università. «E’ necessario un maggiore contatto fra imprese e università, che dovrebbero essere più vicine al mondo delle imprese. Penso a un maggiore coinvolgimento fra la Camera di commercio e l'università: noi abbiamo il termometro e conosciamo la situazione locale, università ha le risorse per fare ricerca. Ma i due sistemi devono dialogare. Ho avuto già dei contatti con il rettore dell’università di Teramo, in questo senso».
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