Di Centa si sfoga: Montorio senza soldi per la ricostruzione

Il primo cittadino su Facebook denuncia: «Risorse finite per il terremoto e opere bloccate». Appello alla Regione
MONTORIO. «Sono preoccupato sul futuro della ricostruzione, non vi è certezza di fondi». E' questo il grido di allarme lanciato dal primo cittadino montoriese Gianni Di Centa, attraverso uno sfogo pubblicato sul suo profilo Facebook. Uno sfogo che è anche una richiesta di aiuto, oltre che ai parlamentari Stefania Pezzopane, Antonio Castricone e Gianni Melilla (unici presenti intervenuti lunedì al tavolo di coordinamento del terremoto a Fossa), al presidente della Regione Luciano D’Alfonso, ai consiglieri regionali e al presidente della Provincia. «In questi cinque mesi», continua Di Centa, « siamo riusciti a sbloccare pratiche per un importo complessivo superiore a tutto il periodo precedente. A tal proposito è consultabile il sito dell'USCR con i dati ufficiali. Nella ripartizione di agosto a Montorio sono stati assegnati solo 500 mila euro, in quanto vi erano ancora giacenze in cassa. Ma oggi non è più così, poichè se vi era l'impegno dell'allora sottosegretario Giovanni Legnini per ulteriori 250 milioni da ripartire fino alla fine dell'anno, dopo la sua nomina al Csm non si hanno più notizie certe su questi fondi». E così ad oggi, nonostante sia stato concluso l'iter tecnico amministrativo di diverse pratiche presentate all' ufficio tecnico per la ricostruzione, il sindaco di Montorio non può più firmare decreti, che consentono l'attivazione dei cantieri, perchè non ci sono risorse da impegnare. «La scarsa attenzione di questo Governo», continua il sindaco di Montorio, «è nell'assenza e non nella scarsezza di fondi destinati alla ricostruzione. Forse per Renzi e il suo governo non è una priorità?». Di Centa chiude il suo sfogo con i piani di ricostruzione «fermi a causa del ritardo di un parere. Non ricevendo notizie in merito, gli uffici si sono attivati per chiedere informazioni. All'ennesima telefonata intorno a fine luglio, una funzionaria indispettita dal pressing rispondeva di non telefonare più in quanto il parere sarebbe stato emesso "entro il termine di 90 giorni". Ma ciò non è accaduto. La pratica non è stata istruita. La rabbia esplode, non può rimanere dentro: un parere rischia di vanificare un lavoro per il quale stiamo dando tutto quello che abbiamo, per il nostro paese, per Montorio».
Catia Di Luigi
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