Di Francesco, revocata la misura dell’obbligo di soggiorno in città

13 Maggio 2022

La Corte d’appello riforma parzialmente il primo grado per la misura di prevenzione personale L’ imprenditore ed ex editore televisivo ricorre alla Corte europea dei diritti dell’uomo per i danni

TERAMO. I giudici di Appello confermano la confisca della villa e revocano la misura di prevenzione dell’obbligo di soggiorno di tre anni nel comune di Teramo. È un altro passaggio giuridico, ma sicuramente non l’ultimo, a scandire questa vicenda processuale dell’imprenditore teramano ed ex editore televisivo Aldo Di Francesco destinata a finire davanti alla Corte europea dei diritti dell’uomo.
Nei giorni scorsi i giudici aquilani in accoglimento del ricorso presentato dall’uomo (difeso dall’avvocato Gianni Falconi) hanno riformato in parte il decreto emesso nell’agosto dell’anno scorso dal tribunale dell’Aquila, competente per le misure di prevenzione patrimoniali e di sorveglianza speciale.
I magistrati hanno confermato la confisca della villa di Fonte Baiano, ma hanno revocato la misura dell’obbligo di soggiorno. E proprio su questo aspetto il caso è destinato ad approdare alla Corte Europea dei diritti dell’uomo. Così, infatti, annuncia l’avvocato Falconi: «Di Francesco, in assenza di una specifica tutela risarcitoria all’interno del nostro ordinamento ricorrerà alla Corte europea dei diritti dell’uomo per il riconoscimento delle pretese risarcitorie nascenti dalle limitazioni inflitte alla sua libertà personale nei circa dieci mesi in cui la grave misura di prevenzione ha avuto esecuzione in totale conflitto con uno Stato di diritto intrinseco in uno Stato democratico». Si tratta di misure, sia quella patrimoniale sia quella personale, previste nell’ambito del decreto legislativo 159, il cosiddetto codice delle leggi antimafie applicato dal tribunale dell’Aquila.
Secondo l’accusa della Procura teramana che aveva fatto richiesta delle misure (fascicolo del pm Greta Aloisi con indagini portate avanti dalla sezione di polizia giudiziaria della Finanza e dal nucleo di polizia economico finanziaria del comando provinciale della stessa guardia di finanza) l’immobile, messo all’asta da Equitalia per il recupero dei debiti tributari accumulati dalle società di cui negli anni scorsi l’imprenditore era amministratore unico, sarebbe rientrato nella disponibilità di Di Francesco tramite un prestanome. Quest’ultimo, secondo la ricostruzione fatta all’epoca dalla Finanza, si era aggiudicato all’asta l’immobile al terzo esperimento di vendita per un importo di 405mila euro e subito dopo lo aveva fatto confluire a titolo gratuito in un fondo patrimoniale, un cosiddetto trust, appositamente costituito e, sempre secondo le Fiamme Gialle, riconducibile a persone all’epoca dei fatti vicine all’imprenditore.
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