Di Giosia: «Grazie ai tamponi la situazione sta migliorando»

Il manager Asl non nasconde le difficoltà ma parla di «grande risultato». In provincia si effettua quasi un terzo dei test abruzzesi, l’età media dei contagiati scende: molti hanno tra 10 e 19 anni
TERAMO. L'alto numero di positivi registrato nelle ultime settimane in provincia di Teramo (anche se la curva ieri ha subìto un drastico abbassamento) si spiega anche con l'alto numero di tamponi effettuati sul territorio. Ad evidenziare l'importante numero di test effettuati in questa seconda ondata era stato, nei giorni scorsi, un comunicato della Prefettura e a confermarlo sono i numeri relativi alla Asl di Teramo, che parlano di oltre 105mila tamponi effettuati fin dall'inizio dell'emergenza, pari a circa il 30 per cento del totale effettuato sul territorio regionale. Di questi circa 55mila sono stati effettuati da settembre a oggi, con l’azienda sanitaria che attualmente assicura sui 1.500 test al giorno. Numeri che dicono come la percentuale di positivi sul totale dei tamponi non sia particolarmente elevata e come il sistema di controllo e tracciamento, in realtà, sul territorio provinciale stia funzionando.
«Posso dire che oggi la situazione in provincia di Teramo è in netto miglioramento», commenta il manager della Asl Maurizio Di Giosia, «è un grande risultato, vuol dire che stiamo tamponando bene». E se in provincia, come in tutto il territorio regionale, l'aumento dei ricoverati sta mettendo sotto pressione il sistema in termini di posti letto, il manager assicura come la Asl abbia messo in campo una programmazione che consentirà di coprire tutte le esigenze. Nei giorni scorsi, inoltre, la Asl ha avuto un incontro con i medici di base dai quali, secondo Di Giosia, sta arrivando un buon riscontro. «Sono un perno fondamentale del sistema», prosegue, «comunque è chiaro che quando i numeri sono alti ci possono essere delle difficoltà».
Intanto, dall'analisi dei numeri, quello che emerge è che rispetto alla prima fase si è abbassata di molto l'età media dei contagiati, che adesso sono soprattutto i minorenni e i loro genitori. «Dagli ultimi dati che abbiamo sul totale dei domiciliati di mercoledì, pari a 864, emerge una forte crescita dei contagi nella fascia d'età tra 0 e 20 anni», sottolinea il primo cittadino Gianguido D'Alberto, «pari a 178, così come nella fascia d'età tra 30 e 50 anni, pari a 284». Tra i più piccoli, poi, il contagio viaggia soprattutto nella fascia d'età compresa tra i 10 e i 19 anni, come dimostrano anche i dati sulle scuole, che per l'infanzia parlano di numeri minimali. «Effettivamente nell'ultimo periodo il dato che sta crescendo in maniera più importante è quello dei contagi tra i ragazzi», conclude il primo cittadino, «e la lettura che ne esce fuori è che i più piccoli si contagiano di meno perché nella fascia d'età della scuola dell'infanzia i contatti esterni sono limitati. Difficilmente s’incontrano al di là dell'ambito scolastico. Diverso è il discorso per i più grandicelli e gli adolescenti». Numeri che, allo stato, confermerebbero la bontà della decisione di lasciare aperte le scuole fino alla prima media.
©RIPRODUZIONE RISERVATA

