Di Girolamo messo sotto accusa abbandona l’aula consiliare

1 Dicembre 2017

ROSETO. La Tari lievita, cittadini e attività sono costretti a pagare (ovviamente) e in consiglio comunale si continua a litigare sulle motivazioni che hanno determinato gli aumenti. Botta e...

ROSETO. La Tari lievita, cittadini e attività sono costretti a pagare (ovviamente) e in consiglio comunale si continua a litigare sulle motivazioni che hanno determinato gli aumenti. Botta e risposta tra la consigliera Rosaria Ciancaione e il sindaco Sabatino Di Girolamo che, sentendosi accusato, abbandona per un attimo in segno di protesta l’aula consiliare. Tutto il discorso ruota sulle mancate riscossioni negli anni precedenti. «Da quando il Comune si è preso l’onere di riscuotere», dice la consigliera d’opposizione Rosaria Ciancaione, «cioè dal 2013 al 2016, l’80 per cento dei contribuenti rosetani ha pagato regolarmente la Tari. Ad oggi non ci sono nemmeno gli avvisi di accertamento. Quando un’amministrazione assume le decisioni deve prendersi le responsabilità e non dire falsità». Risponde il sindaco Di Girolamo: «I revisori dei conti, per il 2014 e 2015, hanno parlato di un 45 per cento di crediti non riscossi e, di conseguenza, siamo stati costretti ad aumentare. Ribadisco che lavoreremo per un percorso di riduzione della tassa sui rifiuti». Continua il consigliere di maggioranza Massimo Felicioni: «Quando mi si viene a dire che la nostra amministrazione non si vuole assumere la responsabilità è un falso, noi abbiamo dovuto aumentare la Tari per obblighi di legge e per far quadrare il bilancio. Abbiamo deciso di mettere a posto i conti del Comune. I cittadini sono liberi di manifestare, per carità. Vogliamo assumerci le nostre responsabilità a costo di non venire rieletti». Tra i vari interventi arriva quello del consigliere di Casa Civica Angelo Marcone, che ha proposto la riduzione delle indennità del 50 per cento per le cariche istituzionali, pari all’aumento massimo della Tari. «Questo fino a quando non ci sarà la promessa riduzione», afferma Marcone, «in questo modo si può quantomeno recuperare la fiducia di chi oggi è costretto a pagare un aumento che mette in ginocchio la nostra città». Il consigliere Enio Pavone, invece, parla di altre scelte possibili. «Potevano non essere inseriti nel conto Tari i 340mila euro per lo spazzamento, o anche prevedere un accantonamento dei crediti di dubbia esigibilità in percentuale minore».
Luca Venanzi
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