Domani la “marcia per il lavoro” contro lo spettro licenziamenti

Si terrà in concomitanza con lo sciopero nazionale e a un anno dal via alla vertenza simbolo Betafence I sindacati: «Riforma degli ammortizzatori sociali e soluzioni positive ai casi aperti sul territorio»
TERAMO. Un anno fa i sindacati iniziavano la lotta contro la delocalizzazione della Betafence di Tortoreto, scongiurata dopo lunghe trattative e il ricorso agli ammortizzatori sociali. E domani, a un anno esatto dall'inizio di quella vertenza, che insieme a quella dell'Atr di Colonnella e della Veco di Martinsicuro rappresenta solo una delle vertenze simbolo del territorio, Fiom Cgil, Fim Cisl e Uilm Uil, in occasione dello sciopero di 4 ore in tutte le aziende metalmeccaniche indetto all'interno dello sciopero nazionale del settore, metteranno in campo a Teramo anche una "marcia per il lavoro". Un corteo "non organizzato", che partirà alle 19 da largo Madonna delle Grazie per arrivare in piazza Martiri, dove si terrà un presidio con gli interventi non solo dei rappresentanti sindacali ma delle stesse maestranze. E tutto con l'obiettivo di dire “no” ai licenziamenti, di chiedere la riforma degli ammortizzatori sociali e soluzioni concrete e positive alle vertenze ancora irrisolte sul territorio provinciale. Perché se al momento lo sblocco dei licenziamenti in provincia, almeno nel metalmeccanico, non ha ancora prodotto un'emorragia di occupati a tempo indeterminato (i primi a uscire sono stati i lavoratori interinali) la paura è che in autunno si possano registrare anche nel Teramano situazioni come quelle della Gkn, la Whirpool e la Gianetti Ruote.
«Lo sciopero, con la marcia per il lavoro, fa seguito alla proclamazione dello sciopero nazionale volto a manifestare la contrarietà ai licenziamenti e al mancato rispetto degli accordi sul ricorso agli ammortizzatori sociali», sottolinea Gianluca Di Girolamo della Uilm Uil, «temiamo infatti che quanto si sta verificando a livello nazionale possa a breve ripetersi anche in provincia di Teramo nel metalmeccanico. Per questo chiediamo una programmazione seria sui di versi asset industriali e soprattutto sul metalmeccanico, che ancora oggi rappresenta un volano per il rilancio del territorio». Troppe sono per i sindacati le vertenze ancora aperte nel Teramano, a cui si accompagnano fenomeni come il diffondersi dei cosiddetti "contratti gialli". Da qui la richiesta di un lavoro contrattualmente corretto e in sicurezza. «Lo sciopero nazionale di due ore nel Teramano lo abbiamo esteso a quattro ore partendo dalle vertenze ancora aperte sul territorio», ha aggiunto la segretaria della Fiom Cgil Natascia Innamorati, «ma dobbiamo essere coscienti che è necessario parlare di lavoro non solo in termini di vertenze ma in termini di investimenti, di riconversione industriale. All'interno del metalmeccanico c'è un comparto, che è quello dell'automotive, che ci dicono sia in salute e dove le imprese sostengono di non trovare le figure professionali di cui hanno bisogno. Iniziamo innanzitutto a stabilizzare gli interinali e a mettere in campo politiche industriali capaci di accompagnare la ripresa in questa fase storica di transizione. A Termoli Stellantis sta realizzando una gigafactory per la produzione di batterie per veicoli elettrici. Noi a Villa Zaccheo produciamo marmitte per auto, se non mettiamo in campo idonee politiche industriali tra qualche anno questo potrebbe diventare un problema». Sulla stessa linea Marco Boccanera della Fim Cisl che chiede alla cittadinanza «di supportare la nostra battaglia» e ricorda come fino a oggi le centinaia di interinali rimasti a casa abbiano fatto da "cuscinetto" agli assunti a tempo indeterminato. Cuscinetto che in autunno non ci sarà.
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