Trovato il corpo di Marco disperso sull'Himalaya. La famiglia lo raggiunge in Nepal

Le autorità locali confermano la nazionalità delle persone trovate nell’area della valanga di novembre. La madre e il fratello del 37enne di Castellalto hanno riconosciuto indumenti e accessori nelle foto
CASTELLALTO
Uno dei cinque corpi trovati nelle scorse ore nella zona dello Yalung Ri, nella regione del Rolwaling in Nepal, è proprio di Marco Di Marcello. Il 37enne biologo e alpinista di Villa Zaccheo di Castellalto era disperso sull'Himalaya dal novembre scorso quando, nel corso di una spedizione, fu travolto insieme al suo gruppo dal distacco di una grossa valanga. La conferma che si tratti proprio di Di Marcello arriva da un funzionario del governo locale, Biswash Karki, presidente della municipalità rurale di Gaurishankar, che ieri ha sottolineato che i cinque corpi appartengono «a tre stranieri e due nepalesi, che risultavano dispersi dallo scorso novembre». La mamma e il fratello del 37enne biologo, Antonietta e Gianni, sono partiti dall’aeroporto di Fiumicino in direzione Kathmandu: nella capitale attenderanno di poter riconoscere ufficialmente il corpo, considerando però che una prima identificazione a distanza c'è già stato. Dopo aver ricevuto alcune fotografie dai soccorritori, infatti, la famiglia ha riconosciuto alcuni dettagli dell'abbigliamento. «L'unico conforto è quello di potergli finalmente dare l’ultimo saluto», ha riferito chi conosce bene la famiglia. A Kathmandu è attesa anche la moglie canadese del 37enne, che aveva doppio passaporto. Avvertito dai familiari, il sindaco Gianguido D'Alberto si è subito mosso per attivare un canale con la Farnesina, insieme al sindaco di Castellalto, Aniceto Rocci. Secondo la famiglia, però, starebbe mancando il sostegno necessario a livello nazionale: sono stati infatti i parenti a dover affrontare direttamente i costi del viaggio verso il Nepal, per una spesa che ha già raggiunto i cinquemila euro. Non sta invece facendo mancare il proprio appoggio la locale associazione nazionale della polizia di Stato, anche perché la famiglia Di Marcello è da anni tra i membri e volontari: «Posso solo ribadire che l'associazione sarà sempre vicina ai parenti di Marco, come in passato», ha detto il presidente della sezione di Teramo, Giuseppe Calandrini. A quanto appreso, il ritrovamento dei corpi dei cinque alpinisti è stato casuale e inaspettato, avvenuto nel corso di un'altra operazione di soccorso: nessuno infatti, prima di ottobre, momento in cui sarebbe partita una spedizione vera e propria approfittando del meteo più favorevole, si aspettava la scoperta. Gli alpinisti sono stati trasferiti dal luogo del ritrovamento a un campo base vicino e da lì un elicottero si occuperà di trasferirli verso la capitale. Nelle scorse ore però le operazioni sono state rese complesse dal maltempo ma i tentativi riprenderanno il più presto possibile. Tra i primi a muoversi dopo la notizia del rinvenimento è stato il nepalese Phurba Tenjing, sherpa di Dreamers Destination, a capo della spedizione "The mountain of light expedition" a cui partecipava Di Marcello. I due erano legati da una fortissima amicizia, oltre che dalla passione per la montagna. «Da quando sono scomparsi, abbiamo dispiegato l'esercito, la polizia e le squadre di soccorso locali per cercarli, ma la neve alta aveva ricoperto i loro corpi», ha concluso il funzionario locale. Il 3 novembre scorso la valanga travolse gli alpinisti sui versanti inferiori della vetta Yalung Ri, alta 5.630 metri, vicino al confine tra Nepal e Tibet. Della stessa missione facevano parte altri tre italiani, morti nell'incidente: Alessandro Caputo, Stefano Farronato e Paolo Cocco, alpinista, fotografo ed ex vicesindaco di Fara San Martino. I loro corpi sono stati recuperati poco dopo la valanga.
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