E dopo i no su cabinovia e Zooprofilattico dice: «Indosserò i guantoni»

Il rettore parla delle due occasioni mancate nel 2016 E annuncia che dovrà cercare collaborazioni altrove
TERAMO. Il rettore si dice pronto a «indossare i guantoni» nel 2017.Lo dice sorridendo, ma la metafora sembra quanto mai calzante, visto che quello appena archiviato è un anno che ha visto naufragare due progetti importanti su cui puntava l’ateneo teramano. Due progetti che secondo le intenzioni del rettore avrebbero stretto ancor più il legame con la città e le sue istituzioni, portando giovamento a tutti.
Il primo riguardava la creazione di un Irccs (istituto di ricovero e cura per la sanità animale) in collaborazione con l’istituto zooprofilattico, il secondo la cabinovia fra Colleparco e il centro cittadino.
«Mi dispiace», ha esordito Luciano D’Amico, «sia l’uno che l’altro erano strategici. Noi siamo un ateneo piccolissimo e abbiamo a fianco uno Zooprofilattico: se ci mettessimo insieme potremmo star meglio entrambi. Il ministro Lorenzin ci dice che il quadro normativo non lo consente: noi lo sappiamo bene. Ci siamo rivolti al ministro proprio per questo. E’ evidente che lo Zooprofilattico fa capo al ministero della Salute e noi a quello dell’Università, ma c’era la possibilità di lavorare bene insieme. Il ministro ha ritenuto di non fare questa sperimentazione, noi cercheremo altrove delle collaborazioni. L’università ha bisogno di una ricerca molto forte, bisogna fare degli accordi e noi pensavamo allo Zooprofilattico». Ente in cui «evidentemente ci sono state delle resistenze».
E un altro ente in cui le resistenze sono state ancor più evidenti, è stato il Comune, che ha bocciato il progetto della cabinovia, inserito nel Masterplan. «Comportava la possibilità di ospitare più studenti in centro», fa notare asciutto, «e dava anche la possibilità all’università di eliminare quello che è forse uno dei motivi della dispersione, per cui siamo al 52° posto nella classifica del Sole: molti studenti del primo anno non si reiscrivono. E’ colpa nostra? E’ possibile, anche se molti altri indicatori sono buoni. Non so dunque se questo dipende anche da problemi del contesto in cui siamo». Che Teramo non sia una città universitaria, d’altronde, D’Amico l’aveva già ribadito.
Ma sono sopravvissuti altri due progetti del Masterplan che vedranno l’ateneo in prima linea: il recupero dell’ex manicomio (che sarà sede di Scienze della comunicazione e del Dams) e il completamento del polo didattico a Piano d’Accio. «L’obiettivo è arrivare al 2018 con l’affidamento dei lavori», precisa il rettore, «e al 2020 con un assetto logistico differente rispetto ad oggi. Parallelamente dobbiamo lavorare per mettere dentro alle strutture dei contenuti. Abbiamo assunto 6 ricercatori, un ordinario esterno, un nutrizionista e due interni». Un bel pacchetto da lasciare “in eredità” al prossimo rettore. (a.f.)

