Emergenza letti, la Asl decide dove aprire nuovi reparti Covid

2 Novembre 2020

Ormai gli ospedali di Teramo e Atri sono praticamente saturi: sono 101 i ricoverati nelle due strutture Nuova terapia con il plasma iperimmune al San Liberatore. In arrivo i tamponi rapidi per le scuole

TERAMO. Servono altri posti letto. La seconda ondata aumenta di intensità e i posti nelle due strutture di Teramo e Atri sono già praticamente saturi.
MANCANO I POSTI. Dei due reparti Covid di Atri che assicurano circa 50 posti, 43 sono già occupati, mentre ieri erano 58 i letti occupati, praticamente tutto il terzo lotto del Mazzini, totalmente dedicato all’emergenza sanitaria. A questo si sommano 30 letti occupati nella Rsa di Giulianova. In totale sono 131 i ricoverati.
Di conseguenza l’unità di crisi della Asl, che si riunirà stamattina, sarà chiamata a decidere come e dove incrementare i posti letto dedicati al coronavirus. Come al solito sono previste scintille: nessun ospedale e soprattutto nessun territorio accetta benvolentieri la conversione di letti ordinari. Qualche giorno fa, nella riunione in cui si trattò di scegliere quale fosse la seconda struttura Covid i sindaci dei presidi interessati dalla scelta, Atri e Giulianova, arrivarono a minacce di diverso genere, non escluse le denunce alla Procura. Poi la scelta è caduta su due reparti dell’ospedale di Atri.
Oggi pare che l’orientamento sia a organizzare reparti Covid in ogni ospedale, visto che la specialistica interessata è soprattutto la medicina interna. Tutto questo porterebbe anche un razionale impiego di personale, con il peso ripartito su diverse strutture. Ma, vista la veemenza che ha accompagnato le scelte passate, tutto oggi sarà possibile.
LE TERAPIE. Oltre alle terapie ordinarie, in alcuni capi più gravi i medici hanno fatto ricorso al plasma iperimmune. L’ultimo caso si è verificato ad Atri dove il responsabile dei reparti Covid, Enrico marini, ha disposto le trasfusioni su un paziente con una gravissima polmonite bilaterale, che interessa il 90% della superficie polmonare. La prima trasfusione gli è stata fatta sabato sera, un’altra ieri. Pare ci siano segni di miglioramento, quantomeno per ora è stata evitata l'intubazione.
Ancora in stand-by invece il macchinario per l’ozonoterapia in dotazione al San Liberatore: lo studio nazionale con capofila l’ospedale di Udine si è chiuso e i medici atriani aspettano i risultati preliminari dello studio per riprendere questo tipo di terapia. Inoltre la Asl ha ordinato una nuova fornitura di ventilatori polmonari: la dotazione attuale è sufficiente, ma lo sguardo è al futuro.
IL TERRITORIO. Ieri sono stati 75 i nuovi casi, con cui si arriva a quota 1.700 positivi in provincia. In settimana arrivano i tamponi rapidi ordinati dalla Asl soprattutto per dare una risposta rapida alle scuole. Ne è stata ordinata una prima fornitura di cinquemila pezzi. Si tratta di tamponi che si possono fare sul posto e che vengono analizzati immediatamente da una apparecchiatura portatile.
Ovviamente continuano i drive test su tutto il territorio: la scorsa settimana si è arrivati a fare anche duemila tamponi in un giorno. Sempre sul territorio, è stata aumentata la dotazione di personale delle cinque Usca, per cercare di seguire i pazienti domiciliari. E l’Ucat, che ha in compito di fare da interfaccia con i pazienti ma anche di procedere ai tracciamenti per la sorveglianza, è stata potenziata con una decina di impiegati amministrativi in più.
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