Esplosione nella fabbrica di botti: c’è un’inchiesta anche in Olanda

7 Novembre 2023

Accertamenti dell’autorità giudiziaria su alcuni prodotti pirotecnici commercializzati all’estero Otto mesi fa l’incidente con una vittima, la prefettura revoca le autorizzazioni alla ditta di Caprafico

TERAMO. Ci sono otto mesi di indagini serrate e di nuovi sequestri a scandire un’inchiesta che nel suo cammino interseca il lavoro di un’altra autorità giudiziaria. Perché c’è anche quella olandese che indaga dopo l’esplosione avvenuta a febbraio nella ditta di fuochi d’artificio di Caprafico con la morte di un dipendente. Gli accertamenti di questa autorità, ancora in corso, riguardano alcuni prodotti pirotecnici commercializzati all’estero con tanto di sopralluoghi fatti già da investigatori e inquirenti olandesi.
Intanto nel fascicolo della Procura teramana (pm titolare Stefano Giovagnoni ) è entrato il provvedimento con cui la prefettura a fine ottobre ha revocato vari decreti di autorizzazione alla ditta di botti di Caprafico che è ancora sotto sequestro. La prefettura ha messo nero su bianco che nel corso di vari sopralluoghi fatti nel sito sarebbe stato accertato il mancato rispetto delle prescrizioni imposte dalla normativa. Un provvedimento amministrativo, quello di revoca delle autorizzazioni che segue quello di sospensione dopo l’esplosione, che può essere impugnato davanti ai giudici del Tar.
L’inchiesta, in cui ci sono due indagati tra cui il titolare Elio Di Blasio e un altro rappresentante della ditta, è in corso da febbraio dopo che nell’area esterna della ditta di fuochi d’artificio di Caprafico ci fu la violenta esplosione in cui rimase ucciso il 62enne dipendente Dino Trignani e ferito un altro dipendente di 43 anni. La drammatica esplosione avvenne nell’area esterna della fabbrica mentre Trignani stava provando dei fuochi d’artificio. I due dipendenti erano in un’area esterna di prova, a circa 800 metri dallo stabile della ditta, che veniva usata sia per le prove di nuovi prodotti e sia per l’eliminazione degli scarti. Da una prima ricostruzione fatta all’epoca dai carabinieri sembra che Trignani stesse provando dei nuovi fuochi d’artificio e che l’altro dipendente, che ha la funzione di magazziniere, si trovasse nella zona solamente di passaggio e fosse a distanza. Ritenuto un operaio esperto in questo genere di lavorazioni, Trignani aveva già fatto una prima operazione che si era conclusa senza problemi. Nella seconda, invece, qualcosa non andò come avrebbe dovuto. L’esplosione fu violentissima e per l’uomo non ci fu nulla da fare. Riuscì solo ad urlare all’altro collega di scappare salvandogli in questo modo la vita.
Le ipotesi di reato contestate dalla Procura nell’inchiesta madre sono quelle di omicidio colposo e lesioni gravi. Ma successivamente alla scoperta di svariati quantitativi di materiale esplodente trovati dai carabinieri nel corso di sopralluoghi con il consulente balistico della Procura Paride Minervini, che per l’accusa non avrebbero avuto un percorso di tracciabilità, sul caso sono state aperte anche altre inchieste riguardanti proprio l’applicazione delle normative in materia di detenzione di esplodenti.
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