Federalberghi: la tassa di soggiorno è un colpo di grazia per l’economia

Alba, il presidente regionale Giovannelli contro la proposta lanciata dai sindaci della costa «Questo settore è già in difficoltà per la crisi, l’inquinamento causato dai depuratori e l’erosione»
ALBA ADRIATICA. Federalberghi contro la tassa di soggiorno. «Darebbe il colpo di grazia all’economia turistica», osserva il presidente regionale Giammarco Giovannelli, «la depressione economica, la sleale concorrenza, le bizze del tempo segnano punti a sfavore dell’economia del turismo ed una imposta di soggiorno darebbe la mazzata finale. La tassa di soggiorno non va applicata».
Giovannelli elenca una serie di motivazioni per il “no” al balzello che i sindaci della costa teramana vorrebbero istituire, con Giulianova Comune capofila. «Il costante brutto tempo, le mareggiate e le erosioni costiere, l’inquinamento a causa dei depuratori, la crisi economica non aiutano il turismo, anzi favoriscono la fuga» riprende il presidente di Federalberghi Abruzzo, «ed i sindaci serenamente tassano i turisti che scelgono i nostri lidi. Aggiugo che, per volontà del Governo, gli enti non possono istituire nuove tasse o imposte». Il numero uno del principale organismo di categoria del settore turistico-alberghiero si chiede come e dove finirebbero questi soldi: «Quali interventi finanzierebbero gli emolumenti eventualmente pagati dal turisti? In quali capitoli di spesa? I balneatori come sono coinvolti? E’ stato fatto un censimento dell’extralberghiero?».
E proprio su questo versante che si scatenano gli albergatori che puntano il dito contro chi fa ospitalità a pagamento facendo concorrenza sleale. I B&B, gli affittacamere, gli appartamenti. Ad agosto scorso, in Abruzzo, risultavano disponibili su Airbnb (il portale prenotazioni alloggi) 3.337 alloggi, di cui 2.496 riferiti ad interi appartamenti; 2.646 disponibili per più di sei mesi; 1.642 gestiti da host che mettono in vendita più di un alloggio (fonte: Federalberghi). Giovannelli richiama l'attenzione su quelle che considera le 4 grandi bugie della cosiddetta sharing economy «e cioè che non è vero che si condivide l'esperienza con il titolare: la maggior parte degli annunci pubblicati su Airbnb si riferisce all'affitto di interi appartamenti, in cui non abita nessuno. Non è vero che si tratta di attività occasionali: la maggior parte degli annunci si riferisce ad appartamenti disponibili per oltre sei mesi all'anno; non è vero che si tratta di forme integrative del reddito: sono attività economiche a tutti gli effetti, che molto spesso fanno capo ad inserzionisti che gestiscono più alloggi; non è vero che le nuove formule compensano la mancanza di offerta: gli alloggi presenti su Airbnb sono concentrati soprattutto nelle grandi città e nelle principali località turistiche, dove è maggiore la presenza di esercizi ufficiali». Secondo Federalberghi nazionale «il consumatore è ingannato due volte: viene tradita la promessa di vivere un'esperienza autentica e vengono eluse le norme a tutela del cliente, dei lavoratori, della collettività, del mercato. E' inoltre importante sottolineare che vengono danneggiate tanto le imprese turistiche tradizionali quanto coloro che gestiscono in modo corretto le nuove forme di accoglienza».
Alex De Palo
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