Filipponi: «Più che l’industria dobbiamo favorire il turismo»

27 Aprile 2023

L’assessore ricandidato nega che durante il mandato di D’Alberto la città sia stata poco attrattiva: «I dati dello Sportello attività produttive riportano 967 aperture e 449 cessazioni in cinque anni»

TERAMO. Il turismo come industria della città: così l'assessore alle attività produttive del Comune di Teramo Antonio Filipponi considera un settore che, legato al commercio, può ridisegnare il volto dell'economia teramana. Su questa idea «abbiamo promosso iniziative, messo in campo azioni volte a favorire gli investimenti e l'occupazione. Chi oggi parla di scarso appeal e desertificazione probabilmente non conosce quanto fatto né i numeri che raccontano come cresce e cambia il tessuto socio-economico della città», dice Filipponi anche riferendosi ai candidati sindaci avversari che parlano di mancanza di attrattività del territorio.
L'assessore, ricandidato col sindaco Gianguido D'Alberto, parte dai numeri sulle aperture e chiusure di attività negli ultimi cinque anni: «I dati dello Sportello unico delle attività produttive riportano 967 aperture da maggio 2018 a marzo 2023, a fronte di 449 cessazioni», spiega. Si tratta principalmente di nuovi studi medici, ambulatori, attività di servizio, aziende agricole con vendita diretta, imprese di trasformazione di prodotti, estetiste, parrucchieri. «C’è un saldo positivo di circa 30 unità anche per le attività di somministrazione di alimenti e bevande, che si sono localizzate soprattutto nel centro storico in sintonia con la tendenza di crescita registrata nel settore turistico», aggiunge Filipponi, che sottolinea le azioni di politica fiscale messe in atto, a partire dalla “Free tax area” per il triennio 2021/2023 che contempla l'azzeramento di Imu e Tari per le imprese di nuova costituzione e per quelle che istituiscono o trasferiscono la sede nel comune. Sconti Tari, inoltre, sono stati attivati per attività che assumono dipendenti residenti nel comune. Per Filipponi i segnali positivi, nonostante il Covid, sono stati molti e derivanti da settori precisi «sui quali la città deve fare rete. Dobbiamo puntare con convinzione sul turismo, prima industria in Italia ma a Teramo sempre trascurata. Condizioni territoriali e sociali, ma anche fattori legati alle infrastrutture, non ci proiettano verso una economia industriale: quindi dobbiamo creare condizioni, come già abbiamo iniziato a fare, per spingere verso questo tipo di sviluppo più sostenibile e aderente al territorio».
Sulle aree industriali, che da San Nicolò a Sant'Atto hanno visto un graduale impoverimento di insediamenti, Filipponi ritiene che vadano ripensate. «Dobbiamo sostenere, come fatto con le politiche fiscali, le aziende che vi insistono e immaginare una riconversione delle aree dismesse. Penso a un centro fieristico coperto, ad esempio: in questo senso indirizziamo il confronto con il consorzio di gestione, con il quale già ci rapportiamo, per capire insieme verso quale direzione andare», conclude.