Folla per l’addio all’infermiere I colleghi: «Per sempre con noi»

18 Febbraio 2023

Il 48enne è deceduto martedì sera nella sua macchina che si è schiantata contro un muro Il sindaco ha proclamato il lutto cittadino, in chiesa i ricordi di chi ha lavorato con lui all’ospedale di Atri 

MONTEFINO. Il dolore dei colleghi nelle parole lette in chiesa: «Tu per noi ci sarai sempre». E la gigantografia della sua foto all’ingresso del paese con un ultimo «ciao Luca» a toccare il cuore di tutti quelli che lo conoscevano. Montefino ieri ha dato l’ultimo saluto a Luca Materassi, l’infermiere del 118 dell’ospedale di Atri che martedì sera è morto nella sua macchina finita contro un muro di contenimento. In centinaia hanno partecipato ai funerali in una paese chiuso per lutto dopo la proclamazione di quello cittadino voluto dal sindaco Ernesto Piccari.
In chiesa il ricordo dei colleghi dell’ospedale di Atri che hanno ricordato le sue doti umane e professionali: «Tu c’eri sempre per tutti e noi ti porteremo nel cuore per sempre». Perché il 48enne era sempre pronto a dare una mano agli altri: per il suo lavoro ma anche semplicemente quando era importante esserci. «Una persona sempre sorridente», racconta un amico, «un marito esemplare e un padre affettuoso. Stravedeva per i suoi figli». Sabato scorso aveva festeggiato il compleanno e preso qualche giorno di ferie proprio per l’occasione.
L’incidente è avvenuto nella serata di martedì sulla provinciale 34, nel tratto che collega alla statale 81, in contrada Marciano. A pochi chilometri da quella contrada Floriano in cui l’uomo abitava con la famiglia.
Sul posto, oltre alle ambulanze del 118 e ai tanti mezzi dei vigili del fuoco, sono intervenuti gli agenti della polizia stradale a cui sono stati affidati i rilievi. Resta da capire anche se l’uomo abbia avuto un malore e per questo abbia perso il controllo della vettura poi finita contro un muro.
Per lui non c’è stato nulla da fare: l’uomo è morto sul colpo. Il 48enne era molto conosciuto non solo a Montefino ma in tutta la vallata del Fino. Durante il periodo della pandemia (quando in tutta la vallata del Fino venne istituita una delle prime zone rosse d’Italia) era stato impegnato non solo con il suo lavoro all’ospedale di Atri ma anche nelle emergenze quotidiane. Raccontano che avesse mai detto no a nessuno.
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