Futuro incerto per l’automotive: azienda porta la produzione fuori

I sindacati sollevano il caso di una multinazionale con una sede a Castellalto che si sposta in Romania: «Non ci è stata data nessuna garanzia sul sito teramano, bisogna attivare tavoli di crisi provinciali»
TERAMO. La delocalizzazione di un progetto in Romania dà concretezza alle preoccupazioni che i sindacati da tempo denunciano per il settore automotive in provincia di Teramo. Il comparto, per Fiom Cgil e Fim Cisl, ha davanti a sé un futuro incerto. Futuro che per la Purem di Villa Zaccheo di Castellalto, che produce tubi di scappamento e impiega 100 lavoratori, è praticamente già qui: la multinazionale tedesca (che nel 2021 ha fatturato 140 milioni di euro) ha deciso di spostare la produzione di uno dei progetti attualmente in Italia in Romania.
I sindacati, appresa la notizia, hanno chiesto un incontro all'azienda che ha inviato una risposta scritta. Nella nota si fa riferimento alla transizione in corso verso la propulsione alternativa, alle «gravi influenze macroeconomiche quali l'inflazione, l'energia, i materiali e i trasporti» e alla valutazione di «tutti i possibili scenari per il nostro sviluppo commerciale regionale in Europa, che include il nostro stabilimento di produzione a Castellalto», ha spiegato l'azienda. Risposta ritenuta insoddisfacente dai segretari di Fiom e Fim, Natascia Innamorati e Marco Boccanera: «Nessuna garanzia sul sito, né in termini di nuovi progetti da sviluppare né sui futuri livelli occupazionali. E’ necessario far sedere al tavolo la multinazionale per capire quale sia il destino per il sito di Castellalto e nel contempo attivare tavoli di crisi provinciali per il caso specifico e per il settore per non depauperare un indotto che occupa più di 3.500 dipendenti e un territorio fortemente legato all’automotive e al motore endotermico, la cui fine, al netto dei rallentamenti europei sarà inevitabile». La questione transizione per i sindacati non è secondaria: anzi, appare centrale per un territorio, quello teramano, dove fino ad oggi «si è rimasti fermi a guardare, senza agire su infrastrutture e modelli di sviluppo: ora paghiamo il conto di una politica industriale inesistente», incalza Innamorati facendo riferimento allo stop alla vendita di auto nuove a diesel e benzina previsto dal 2035 ma sulla cui entrata in vigore l'Europa pochi giorni fa ha preferito rinviare il voto. «C'è stato un rinvio, ma il percorso è tracciato. Il nostro territorio come intende prepararsi a questa evoluzione? Le imprese che operano qui hanno iniziato a guardare altrove, verso aree dove è più agevole ed economico investire» aggiunge, «e questo avrà ricadute sociali ed economiche serie. La politica deve sfruttare il tempo del rinvio del voto in Europa per rendere attrattivo il territorio».
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