Gabbie anti-cinghiali: il Comune prepara un accordo con la Asl

Il protocollo d’intesa regolerà la cattura e l’abbattimento I dissuasori non bastano, i selvatici vanno ridotti di numero
TERAMO. Entro la settimana prossima potrebbe essere pronto per la firma un protocollo d’intesa con la Asl in virtù del quale il Comune di Teramo potrà installare sul proprio territorio delle gabbie per la cattura dei cinghiali. Si tratterà del primo protocollo del genere siglato sul territorio provinciale: nelle intenzioni dei contraenti sarà uno strumento indispensabile per regolare con tutti i crismi un’attività delicata, visto che il destino finale degli animali catturati sarà l’abbattimento e la macellazione.
La scelta di utilizzare le gabbie per la cattura dei cinghiali è stata messa nero su bianco un mese fa in un’ordinanza firmata dal sindaco Gianguido D’Alberto. Per il controllo e il contenimento della presenza degli animali nei quartieri periferici il Comune da qualche tempo utilizza il sistema dei dissuasori olfattivi: sostanze sparse sul terreno che risultano sgradevoli all’olfatto dei cinghiali, spingendoli ad allontanarsi. Il metodo, sia pure tra alti e bassi legati anche alle condizioni meteorologiche, si sta rivelando efficace. Il semplice allontanamento degli ungulati, tuttavia, non è più ritenuto sufficiente dalle istituzioni cittadine: i cinghiali a ridosso della città ormai sono così tanti che non vanno solo scacciati, ma anche ridotti nel numero. La misura delle gabbie – che verranno materialmente fornite al Comune dal Parco nazionale Grsan Sasso-Laga – è stata ritenuta la migliore allo scopo e disposta dopo le verifiche seguite alle ripetute segnalazioni di avvistamenti da parte di cittadini e in base alle indicazioni fornite dalla Regione e dal prefetto Fabrizio Stelo. Nel provvedimento del sindaco viene incaricato il vigile ecologico Vincenzo Calvarese per il coordinamento e la supervisione delle attività, ma intanto serve il patto formale con la Asl.
L’ordinanza del sindaco recita: «Tali interventi si potranno esercitare in aree pubbliche o private, nelle aie e nelle corti o altre pertinenze di fabbricati rurali; nelle zone comprese nel raggio di cento metri da immobili, fabbricati e stabili adibiti ad abitazione o a posto di lavoro e a distanza inferiore a cinquanta metri da vie di comunicazione ferroviaria e da strade carrozzabili, eccettuate le strade poderali ed interpoderali». (d.v.)
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