Gabrielli sull'oncologa uccisa: «Nessuna inadempienza dalle forze di polizia»

4 Luglio 2017

Ascoltato dalla Commissione d'inchiesta sul femminicidio il capo della polizia, che ribadisce: non si può arrestare al primo atto di stalkeraggio. I dati: diminuisce il numero delle vittime

ROMA. Chiamato a deporre davanti alla Commissione parlamentare di inchiesta sul femminicidio (presieduta dalla senatrice Francesca Puglisi) anche sul caso di Ester Pasqualoni, l'oncologa uccisa il 21 giugno scorso da uno stalker davanti all'ospedale di Sant'Omero (Teramo), il capo della polizia Franco Gabrielli, ex prefetto dell'Aquila ed ex capo della Protezione civile nazionale, ha difeso il ruolo delle forze di polizia, che sono sempre tenute ad osservare le leggi vigenti.

Nel caso della dottoressa uccisa nei giorni scorsi nel teramano da uno stalker «mi risulta complicato rilevare inadempienze da parte degli operatori di polizia. Piuttosto, non so che fine ha fatto l'attività giudiziaria: la denuncia ai carabinieri dove è andata? Chi l'ha trattata?». Così il capo della polizia, Franco Gabrielli, in audizione alla Commissione di inchiesta sul femminicidio. «C'è stato - ha ricostruito Gabrielli - una denuncia di stalkeraggio, a fronte della quale il questore ha emesso un ammonimento. Ma si è andati oltre: all'uomo sono anche state sottratte le armi. Gli operatori - ha sottolineato - hanno applicato gli strumenti disponibili e non è mancato il coordinamento. L'esito è stato infausto perchè il pazzo criminale aveva intenzione di portare alle estreme conseguenze lo stalkeraggio. È una sconfitta non aver salvato quella donna, ma è complicato addebitare a chi ha operato un comportamento non in linea».

Delitto di Sant'Omero: l'oncologa colpita da molte coltellate, uccisa da quelle al collo 

«Non possiamo arrestare tutti gli stalker, è un'ovvietà. Se la legge dice che al primo atto di stalkeraggio c'è l'arresto, lo facciamo, ma poi servirebbe costruire altre carceri», ha proseguito ancora il capo della polizia Gabrielli rispondendo ad una domanda sul caso della dottoressa uccisa. «Diciamo che non possiamo arrestare tutti gli stalker - ha precisato Gabrielli - non perchè incapaci a farlo. Se avessimo arrestato in flagranza l'uomo davanti alla scuola mentre riprendeva la donna con una telecamera, di fronte al fatto che era incensurato il giudice lo avrebbe rimesso in libertà il giorno dopo. Non perchè è cattivo, ma perchè così è ed avremmo semplicemente differito l'uccisione», ha concluso il capo della polizia citando un altro caso di femminicidio. Per Gabrielli il contrasto a tale fenomeno «non si può fare solo con strumenti di polizia. Occorre fare rete tra mondo della prevenzione, della repressione e le istituzioni che operano nel sociale. Solo con uno sforzo sinergico possiamo pensare di abbattere il fenomeno». Ecco i dati infine snocciolati durante l'audizione.

40% VITTIME IN MENO NEL 2017 - I dati indicano negli ultimi anni una «progressiva riduzione» dei femminicidi, passati dai 124 del 2011 ai 111 del 2016 (-11%). Il calo è stato maggiore nei primi cinque mesi dell'anno, in cui si sono verificati 29 casi (-40% rispetto allo stesso periodo del 2016. L'aggressore è in maggioranza il partner (53%) o l'ex partner (15%). Tra i moventi si registra un calo di quello passionale ed una crescita dei rancori personali.

AUMENTANO LE DENUNCE - I nuovi strumenti di prevenzione messi a disposizione dal legislatore, prosegue Gabrielli, «hanno cominciato ad incidere sulla riluttanza delle vittime a denunciare». I numeri evidenziano infatti un aumento delle denunce per atti persecutori (da 9.027 nel 2011 a 12.675 nel 2016), per maltrattamento (da 9.294 a 13.913). Calano invece quelle per percosse (da 15.200 nel 2015 a 13.729 nel 2016) e per violenza sessuale (da 4.617 nel 2011 a 3.984 nel 2016, mentre nei primi 5 mesi del 2017 le denunce sono state 1.381 contro le 1.584 dello stesso periodo del 2016).