Gasolio alle stelle, mercato ittico chiuso “per ferie” fino a lunedì

Tutto fermo al porto, il direttore Gervasini: «La riapertura dipenderà dalle decisioni degli armatori» Di Giosafat (Uil Pesca): «La marineria senza ammortizzatori sociali è l’anello più debole della catena»
GIULIANOVA . Il caro gasolio ha determinato la chiusura del mercato ittico. «Abbiamo approfittato del fermo dei pescherecci per consumare qualche giorno di ferie», spiega il direttore della struttura, Gino Gervasini. «Dovremmo tornare operativi nella giornata di lunedì, ma tutto dipenderà dalle decisioni che saranno assunte dagli armatori. Certo è che la situazione, e come si sta evolvendo, non appare favorevole. Restiamo speranzosi per il meglio».
Al porto intanto è calma piatta: non ci sono imbarcazioni che escono o entrano, esatta fotografia delle attività che sono completamente bloccate. Sul banco degli imputati dunque il gasolio da autotrazione, che ha raggiunto prezzi insopportabili per l’economia ittica. «Stiamo attraversando un momento difficilissimo», osserva Vincenzo Staffilano, membro del direttivo nazionale e coordinatore regionale di Federpesca. «Gli armatori, con il gasolio a 1,30 euro al litro, pareggiano il conto economico. Tale soglia è stata superata e il prezzo del carburante, già nelle prossime ore, potrebbe attestarsi a 1,50 euro al litro. Il pericolo è che le attività ittiche vengano ridotte drasticamente. Si sta valutando di limitare l’attività di pesca a due soli giorni a settimana. Questo per contenere i costi e massimizzare i ricavi. È chiaro che i prezzi al consumo, con minor prodotto in commercio, tenderanno ad alzarsi, a discapito del consumatore finale. Se non interviene un provvedimento governativo e anche comunitario non so come il settore potrà sopravvivere alle condizioni attuali». Insomma stiamo entrando in un’economia di guerra.
«Il nostro obiettivo è quello di difendere gli interessi della marineria, che è l’anello più debole della catena», chiarisce Nino Di Giosafat, responsabile di zona della Uil-Pesca, «Nello stesso tempo però non possiamo ignorare gli interessi e le preoccupazioni degli armatori che, pur in assenza di attività di pesca, devono riconoscere un salario ai dipendenti. Questo prevede il contratto della categoria, che non ha grossi ammortizzatori sociali», ricorda il sindacalista. «Sicuramente occorre una soluzione che venga dall’alto, altrimenti pian piano il settore verrà marginalizzato. E il mercato sarà costretto a rivolgersi ad approvvigionamenti esteri a discapito del mercato del pesce pescato nei nostri mari».
Preoccupazione si vive anche nel mondo della ristorazione. A parlarne è Alessandro Di Martino, titolare a Giulianova Lido del “Martin Pescatore”: «Le difficoltà ci sono e si è diffusa anche una certa insicurezza tra la clientela, che telefona spesso per avere notizie. Riusciamo comunque a soddisfare la richiesta acquistando il pescato fresco proveniente dalla Croazia. Per sopravvivere dobbiamo percorrere questa strada, ma l’intera categoria dei ristoratori è comunque stremata. Prima il Covid, poi la guerra con gli aumenti di tutto. Occorre sicuramente fare qualcosa per ritornare alla normalità». Nel frattempo i documenti di bordo dei pescherecci ormeggiati in porto sono stati consegnati all’autorità marittima e saranno riacquisiti solo dopo qualche segnale positivo da parte del governo.
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