Gli albergatori «Tassa di soggiorno regole da cambiare»

17 Maggio 2018

Gli operatori turistici chiedono un incontro al Comune Di Carlo: «Troppi obblighi che pesano su di noi e sui clienti»

GIULIANOVA. Gli operatori turistici hanno chiesto un incontro urgente all’amministrazione comunale per valutare alcuni dei punti del regolamento per l’attuazione dell’imposta di soggiorno ritenuti critici. Se l’incontro non sarà accordato, gli operatori si riservano azioni eclatanti. Alcune incongruenze del regolamento erano già state messe in evidenza dalla consulta del turismo, ma ora che l’imposta è entrata in vigore, alcuni degli aspetti più contestati sono diventati pane quotidiano e gli operatori chiedono modifiche che siano migliorative per rendere più semplici le operazioni di riscossione della tassa sia per gli albergatori che per i clienti. «Vogliamo questo incontro perché ci sono aspetti da valutare attentamente», dice Marco Di Carlo, titolare dell’hotel Europa, «se l’amministrazione rifiuterà l’incontro e non ci darà risposte adeguate ci faremo sentire in altre sedi opportune». Di Carlo lascia intendere che in caso di chiusura da parte dell’amministrazione, gli operatori turistici potrebbero optare per il ricorso al Tar, così come hanno fatti i colleghi di Roseto, che però non hanno ottenuto per adesso una risposta positiva. Secondo le rassicurazioni dell’assessore Fabrice Ruffini, l’incontro dovrebbe esserci entro questa settimana, ma la data ancora non c’è. «Una delle cose da rivedere è l’obbligo da parte degli ospiti di produrre un’autocertificazione e la compilazione di un modulo lunghissimo», spiega Di Carlo, «è una cosa che non si fa in nessun’altra parte d’Italia. Richiede tanto tempo e poi bisogna spiegare agli ospiti ogni minimo dettaglio. Basta immaginare cosa accadrebbe con l’arrivo di un gruppo di 60 persone». Ma non è questo l’unico aspetto che andrebbe rivisto secondo gli operatori turistici. «Anche la modalità di pagamento pone delle criticità», aggiunge l’albergatore. «Sui 350 mila euro che il comune ha calcolato di incassare noi operatori ci rimettiamo dai 10 ai 15mila euro. La maggior parte dei turisti paga infatti con carta di credito e di conseguenza il costo di commissione applicato dalle banche per questo tipo di operazione, pesa sulle nostre tasche, e oggi non sappiamo se ci verrà rimborsato e in caso positivo quando. L’ipotesi avanzata da qualcuno di far pagare a parte in contanti la tassa è improponibile perché peserebbe come un disservizio per il cliente». Un altro elemento dissonante riguarda le scadenze dei versamenti. «Ci sono delle aziende», conclude Di Carlo, «che pagano i servizi a 60 giorni, mentre la tassa di soggiorno noi dobbiamo versarla al Comune dopo 20 giorni dal termine della vacanza. Questo significa che siamo noi albergatori a dover anticipare quelle cifre».
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