Gli impianti dei Prati di Tivo messi sotto sequestro dal giudice

Accolto il ricorso del gestore scaduto Finori che si ritiene danneggiato dalla mancata vendita del lotto L’imprenditore nominato custode delle strutture potrà riattivarle per la prossima stagione estiva
PIETRACAMELA. Colpo di scena nell’annosa vicenda degli impianti di Prati di Tivo e Prato Selva: il tribunale di Teramo accoglie il ricorso del gestore scaduto Marco Finori sul sequestro giudiziario del ramo di azienda della Gran Sasso Teramano (Gst). Finori torna, così, a custodire e gestire gli impianti, in attesa del pronunciamento sul bando di vendita. È arrivata ieri mattina, a pochi giorni dalla riconsegna a puntate alla Gst degli impianti da parte di Finori, la sentenza del giudice civile Silvia Fanesi del tribunale cittadino che, si legge nel provvedimento, «ha autorizzato il sequestro giudiziario del ramo di azienda avente a oggetto il complesso dei beni organizzati per l’esercizio dell’attività di gestione di impianti di risalita e strutture ricettive corrente nei comuni di Pietracamela e Fano Adriano; nomina custode giudiziario la società Marco Finori srl in persona del legale rappresentante, con incarico di gestire e amministrare i sopra indicati beni con autorizzazione a svolgere ogni attività prevista dalla legge e ritenuta utile al perseguimento delle finalità sottesa alla nomina».
Finori aveva presentato il 22 novembre scorso il ricorso di natura civile al tribunale di Teramo, notificato il 12 dicembre alla Gst durante l’assemblea dei soci, che chiedeva il sequestro di tutti i beni della società, l'accertamento e la dichiarazione della nullità del bando di vendita degli impianti e la condanna al risarcimento del danno patrimoniale ed extrapatrimoniale «patito in ragione sia dell’accertato inadempimento del contratto di gestione che dalla mancata vendita al prezzo di 900mila euro oltre gli interessi legali». La sentenza ha comportato nuovamente il non possesso dei beni da parte della Gst che dunque non può, per ora, venderli. Una serie di querelle giudiziarie hanno bloccato e stanno bloccando la vendita del lotto: vana è ora la richiesta della Gst alla ditta dei fratelli Persia di Tottea, che nei giorni scorsi erano stati nuovamente invitati come secondi aggiudicatari alla stipula dell’atto pubblico per un milione 520mila euro, anche se non hanno dato nessuna risposta. E c’è una sentenza che deve arrivare sulla validità del bando.
Dalla Gst il liquidatore Gabriele Di Natale fa sapere che è pronto il ricorso sulla decisione del giudice civile e aggiunge: «Prendiamo atto della sentenza, i nostri legali sono all’opera per valutare il da farsi per rientrare in possesso dei nostri beni». Preoccupazione per il presidente della Provincia Camillo D’Angelo che, fresco di elezione, subito si è attivato per la questione del comprensorio del Gran Sasso. «La sentenza del tribunale che affida la custodia e la gestione degli impianti a Finori estromette gli enti pubblici proprietari della Gst da ogni azione per riattivarli», ha commentato, «è una decisione che non ci aspettavamo; conosciamo i tempi non certi della giustizia e temiamo che questa vicenda possa tenere bloccata una realtà importante come quella dei Prati e del versante del Gran Sasso». Ma D’Angelo non si perde d’animo e ha "in caldo" un piano d’azione. «È pronta», dice, «una proposta politica da mettere in campo per tentare di salvare la situazione attraverso un miracolo politico».
Felice e soddisfatto Finori, che festeggia il risultato e pensa già alla prossima stagione estiva. «Dal primo all’ultimo giorno ho confidato nella giustizia», ha spiegato l’imprenditore marchigiano, «ho impiegato tutte le mie forze per far valere i diritti della mia azienda e dei miei dipendenti. Hanno provato a fermarmi in ogni modo ma d’ora in poi spero che quegli impianti non smettano più di girare». Una stoccata, infine, a D’Angelo: «Il piano d’azione del presidente non può essere diverso da quello designato dal giudice del tribunale di Teramo».
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