Gli inquilini Ater minacciano: bloccheremo l’avvio dei lavori

8 Settembre 2020

I residenti denunciano problemi per lo sgombero dei mobili e lo smaltimento delle cose da buttare La presidente Ceci convoca un incontro e fa delle concessioni: «Non possiamo permetterci ritardi»

TERAMO. A quattro anni dal terremoto il primo cantiere della ricostruzione pubblica del comune di Teramo, quello del palazzo Ater di via Adamoli 48, incontra subito delle difficoltà. Tanto che per placare gli animi degli inquilini e permettere l'avvio dei lavori è dovuta intervenire la presidente dell'Ater Maria Ceci che ieri mattina ha incontrato una delegazione dei residenti per chiarirne i dubbi e per trovare soluzioni ai problemi da essi sollevati, relativi alle modalità di sgombero degli appartamenti.
Per consentire l'avvio del cantiere, infatti, è necessario che gli inquilini portino via dagli appartamenti mobili e oggetti personali ma ad oggi, nonostante siano passati ormai quattro anni, molti residenti lamentavano difficoltà a organizzarsi e soprattutto poca chiarezza rispetto alle modalità con cui avrebbero dovuto operare. Tanto che ieri mattina le famiglie interessate, in una nota a firma del comitato inquilini Erp, minacciavano di non riconsegnare le chiavi degli appartamenti fino a quando non avessero ricevuto le opportune delucidazioni. «I problemi sono tanti», ha spiegato ieri mattina Guido Baldassari, in rappresentanza delle numerose famiglie residenti nel condominio di via Adamoli, «a partire dal trasloco del mobili. Prima c'era stato detto che se ne sarebbe occupata la ditta, adesso non sappiamo se possono restare lì e molti di noi non possono permettersi un trasloco. Poi c'è il problema di dove gettare l'immondizia. Molti di noi hanno dovuto abbandonare le abitazioni in fretta e furia, ci sono molte cose da buttare. Avevamo fatto richiesta per avere dei bidoni ma non ci sono stati consegnati. Se qualcuno comincia a mettere la roba fuori, qui rischia di diventare una discarica. Inoltre è impossibile mettere fuori tutto in due giorni. C'è gente che ha vissuto qui 30 anni, dentro questi appartamenti c'è tutta una vita».
Dubbi e paure che sono stati al centro di un incontro convocato in fretta e furia dalla presidente Ater Ceci, che appena avuta notizia del problema si è attivata per trovare una soluzione ed evitare che il ritardo nella riconsegna delle chiavi da parte degli inquilini potesse a sua volta ritardare l'avvio dei lavori di ricostruzione del cantiere simbolo per l'Ater. «Quando ho appreso della protesta del comitato ho immediatamente convocato un incontro al quale hanno partecipato anche rappresentanti dell'ufficio tecnico, il direttore del lavori e due rappresentanti degli inquilini», sottolinea Ceci, «con l'obiettivo di fugare ogni dubbio. Il nostro obiettivo è restituire ai cittadini una casa sicura nel più breve tempo possibile e per farlo dobbiamo poter rispettare i termini contrattuali. Quello che andremo a realizzare è un intervento particolarmente importante dal punto di vista strutturale e richiede che gli appartamenti siano liberi così da consentire agli operai di poter effettuare tutti i lavori». Nel corso dell'incontro, dunque, si è cercato di contemperare le esigenze degli inquilini con quelle inderogabili dei lavori. «Per il decoro del quartiere», conclude Ceci, «ci siamo impegnati a contattare la Team per pianificare lo smaltimento di ciò che verrà tolto dalle abitazioni, mentre per quel che concerne il trasloco chi ha difficoltà potrà lasciare i mobili al centro delle stanze. Ma è chiaro che questo renderà più difficoltoso alcuni lavori».
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