Guerra aperta nel Pd Minosse: «Mi caccino se hanno i numeri»

17 Marzo 2019

Scontro dopo le accuse degli organi del partito di Teramo città Catena: «Incredibile l’arroganza della segreteria provinciale»

TERAMO. Dopo la nota del gruppo consiliare, dei due assessori comunali Stefania Di Padova e Simone Mistichelli e dell’unione comunale del Pd, il segretario provinciale Gabriele Minosse ha preferito non rilasciare dichiarazioni. La prova di forza, d’altro canto, l’aveva già fatta nel coordinamento provinciale di mercoledì, quando agli unici due rappresentanti del gruppo consiliare presenti avrebbe detto: «Se avete i numeri sfiduciatemi».
L’area ginobliana del partito, a cui fa capo Minosse, ancora una volta ha serrato i ranghi, derubricando la presa di posizione del Pd di Teramo città all’insofferenza di una minoranza non particolarmente coesa. Una mancata coesione che qualcuno ha voluto leggere anche nella nota diffusa ieri dal consigliere comunale Flavio Bartolini, che in realtà suonava più come un tentativo di barcamenarsi. Perché nella nota Bartolini ha riconosciuto sia la «decisione leale e trasparente» del sindaco di ricorrere al Tar contro le nomine al Ruzzo, decisione appoggiata da tutta la giunta e che ha rappresentato l’ennesimo motivo di scontro tra il Pd di Teramo città e il provinciale, sia i tentativi di delegittimare l’amministrazione D’Alberto, disconoscendo solo la decisione dei suoi colleghi di prendere ufficialmente posizione contro i vertici provinciali. Tanto da precisare di non aver firmato il comunicato. «Non ero d’accordo che il gruppo consiliare emettesse un comunicato entrando in una triste vecchia guerra di vecchie fazioni che disonora chi vi partecipa con qualsiasi titolo», ha dichiarato Bartolini, «Mi chiedo se manca anche la firma del caro amico Alberto Melarangelo. Sono certo che insieme alla mia firma manca anche la sua. Stento a credere che abbia voluto ridurre il suo ruolo di super partes, interpretato fino ad oggi con superba, elegante ed apprezzata autorevolezza, schierandosi con una parte». Immediata la risposta di Melarangelo, che ha rivendicato la sua totale adesione al documento. «Facendo parte del gruppo Pd ho firmato», ha dichiarato, «e vorrei sottolineare che il ruolo di super partes è legato all’esercizio delle mie funzioni in consiglio. Per il mio partito non posso essere super partes e condivido pienamente quanto scritto. Aggiungo che i partiti politici devono riunirsi non su temi che riguardano società ma per fare attività politica».
Se il Pd provinciale ha evitato qualsiasi dichiarazione nei prossimi giorni dovrebbe arrivare invece la presa di posizione del regionale, con il segretario Renzo Di Sabatino che evidentemente vuole aspettare l’assemblea nazionale, prevista per oggi, prima di intervenire sulla situazione teramana. Assemblea alla quale parteciperà anche l’assessore Di Padova, eletta con la mozione Zingaretti. «Nei prossimi giorni si chiarirà tutto il percorso per andare al congresso regionale e sarà stabilito l’organismo che gestirà questa fase», ha detto Di Sabatino, «in quel momento saranno prese le opportune iniziative laddove ce n’è necessità». Ieri intanto il gruppo consiliare, gli assessori e l’unione comunale del Pd hanno incassato l’appoggio di Andrea Catena, coordinatore regionale Piazza Grande Abruzzo con Nicola Zingaretti. «Trovo sia incredibile l’arroganza con cui la segreteria provinciale del Pd teramano, come se non ci fossero state le primarie del 3 marzo, che hanno stabilito anche in provincia di Teramo nei fatti una nuova maggioranza politica nel partito», scrive, «si ostini a difendere una linea che non ha nulla a che vedere con la natura, i principi, la missione del Pd». Da qui la disponibilità «ad incontrare per conto di Nicola Zingaretti gli amministratori teramani del Pd e il gruppo dirigente dell’unione comunale per valutare insieme le azioni e le iniziative politiche opportune per determinare nella vita del Pd provinciale e nel suo rapporto con la società quella svolta nei comportamenti, nei metodi di direzione politica e nei gruppi dirigenti che non è più rinviabile».
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