I due sfidanti in disaccordo sull’effetto dell’iniziativa

25 Aprile 2018

D’Alberto: «Giusto che decidano i teramani ma il risultato non sarà vincolante. Il nostro progetto è in campo dal 20 marzo»

TERAMO. Su una cosa Giovanni Cavallari e Gianguido D’Alberto sono d’accordo: quella del referendum sul sostegno da offrire a uno dei due come candidato sindaco è «una scelta del Pd». La rispettano, ne prendono atto, ma il risultato non li vincolerà nella scelta di proseguire la campagna elettorale anche senza il sostegno del partito. «Fin dall’inizio sono stato disponibile a trovare la sintesi attraverso le primarie», tiene a ricordare Cavallari, «ma l’apertura dall’altra parte è arrivata a due settimane dalla presentazione delle liste in modo strumentale perché forse qualcuno vuol farci perdere tempo». Ad arrivare fuori tempo massimo, in pratica, è stato l’assenso alla consultazione preventiva da parte di D’Alberto. Quest’ultimo, però, respinge le insinuazioni dell’ex compagno di partito.
«Da parte nostra non c’è mai stata una preclusione di principio, ma sul metodo e sui profili politici, non erano chiare le forze in campo», chiarisce, «comunque abbiamo accettato nei tempi previsti anche dal gruppo di Cavvallari». I due tipi di consultazione non hanno la stessa valenza. «Le primarie sono un’altra cosa rispetto al referendum», fa notare D’Alberto, «che è stato scelto dal Pd senza il nostro coinvolgimento diretto». Il risultato, insomma, non implicherà automaticamente il ritiro della candidatura da parte di chi non sarà designato dai Dem. «Non si arriverà alla sintesi che ci sarebbe stata con le primarie», fa notare D’Alberto, «ma questa iniziativa servirà comunque a limitare la frammentazione nel centrosinistra».
I candidati sindaco in quell’area resterebbero due anche dopo il referendum, escludendo di fatto solo quello che il Pd avrebbe messo in campo nell’eventuale corsa solitaria verso le elezioni. D’Alberto vede alcuni aspetti positivi nel referendum. «È apprezzabile il fatto che il partito lasci decidere i propri iscritti», osserva, «ed è altrettanto significativo che la decisione sia presa a Teramo e non in altre realtà, al di fuori del comune in cui si voterà». Sull’effetto aggregante per la coalizione, però, il candidato dell’alleanza civica non concede nulla. «Si vedrà dopo il risultato di sabato», conclude, «ma il nostro progetto è in campo dal 20 marzo e ci saranno comunque le condizioni per andare avanti». L’irrigidimento sul carattere non vincolante per le candidature a sindaco della consultazione di sabato a detta di Cavallari svilisce la portata dell’iniziativa. «Se già diciamo che non cambia nulla», spiega, «si disincentiva anche la partecipazione degli iscritti del Pd al referendum». Secondo lui sarebbe opportuno quanto meno aspettare l’esito della consultazione. «Altrimenti», conclude, «non ha alcun senso farla». (g.d.m.)
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