I familiari: «Ci riduceva alla fame per giocare». Ma viene assolto

3 Novembre 2018

TERAMO. Era finito a processo con l’accusa di maltrattamenti e violazione degli obblighi di assistenza familiare perchè secondo l’accusa per giocare ai cavalli avrebbe affamato moglie e figlio. Ma al...

TERAMO. Era finito a processo con l’accusa di maltrattamenti e violazione degli obblighi di assistenza familiare perchè secondo l’accusa per giocare ai cavalli avrebbe affamato moglie e figlio. Ma al termine di una lunga istruttoria dibattimentale il giudice lo ha assolto con la formula più ampia del fatto non sussiste. Per conoscere il perchè bisognerà attendere le motivazioni che il giudice Flavio Conciatori ha preannunciato tra novanta giorni. Lui è un cinquantenne teramano (assistito dall’avvocato Daniele Di Furia) finito a processo dopo la denuncia della donna che in aula aveva raccontato sei anni di presunti maltrattamenti, botte e abusi dell’ex marito «che perdeva i soldi scommettendo sui cavalli e lasciava me e mio figlio senza il denaro per mangiare». La donna, che nel procedimento si era costituita parte civile (assistita dall’avvocato Nicola De Majo), in aula aveva raccontato: «A casa il cibo si vedeva con il contagocce e fin quando ho potuto ho lavorato per pagare i suoi debiti di gioco». Come commessa, come collaboratrice domestica, «tutto quello che trovavo», mentre il marito «la invitava a prostituirsi per poter pagare i suoi debiti di gioco». Aggiungendo: «Per mangiare siamo andanti avanti con i pacchi cibo dei servizi sociali e la spesa che mi facevano i miei familiari. Metà del suo stipendio se ne andava per coprire i debiti di gioco perchè mio marito è vittima della ludopatia ma lui continua a dire che non ha problemi».(d.p.)
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