I medici di famiglia si difendono «In prima linea, basta attacchi»

Lettere della Fimmg e del presidente della cooperativa che riunisce cinquanta professionisti «Non siamo il capro espiatorio, meritiamo rispetto perché così rischiamo la vita tutti i giorni»
TERAMO. I medici di base teramani, in prima linea in questi tempi di pandemia come tutti i colleghi italiani, si sentono attaccati e difendono il loro operato.
In due diverse note la Fimmg, la federazione italiana medici di famiglia, e Ercole Core, nella sua veste di presidente della cooperativa che riunisce cinquanta medici di famiglia ed ex segretario provinciale Fimmg, rivendicano la costante presenza sul territorio in un’assistenza continua in questi drammatici mesi. «Il lavoro è stato stravolto dall’attuale emergenza epidemica, ma è proprio in momenti così difficili che si può aprire la strada del rinnovamento e di una maggiore efficienza dei servizi, lasciando da parte sterili ed inutili rivendicazioni da parte della nostra stessa categoria, ma anche e soprattutto accuse sommarie e generiche circa presunti comportamenti non consoni di alcuni colleghi», si legge nella nota della Fimmg, «accuse, queste ultime, che fanno male se si considera che i medici di base si trovano spesso allo sbaraglio e senza strumenti di protezione adeguati. Comprendiamo quanto i pazienti siano provati da questo momento storico e come sia difficile adattarsi ai cambiamenti, specie se imposti dall’oggi al domani. Un medico che si espone ad un contatto inutile e senza adeguate protezioni, e che poi si ammala, non solo toglie una unità dal territorio, ma si può trasformare in “untore”, con gravi conseguenze come peraltro fatti accaduti hanno dimostrato. La sicurezza dell’operatore è primaria. Ricordiamo che il maggior numero di morti per Covid si conta proprio tra le file dei medici di medicina generale». Secondo i medici «mandare messaggi a mezzo stampa e tv che facilmente si prestano ad interpretazioni distorte danneggia non solo l’immagine di una intera categoria ma la sottopone a pesanti pressioni mediatiche esercitate da parte di chi ci vorrebbe unici responsabili delle grandi difficoltà della medicina del territorio. Tenendo conto del fatto, oggettivo, che nessuno dei medici di base si tira indietro di fronte alle proprie responsabilità, la Asl dovrebbe chiarire meglio i compiti dei vari operatori chiamati ad intervenire nei casi di emergenza. Ciò per evitare che si creino confusione e sovrapposizioni di ruoli e che, nei casi di cui stiamo parlando, i medici di base siano chiamati a lavorare senza adeguati mezzi di protezione».
Core nella lettera esprime « preoccupazione ed indignazione per i numerosi e reiterati tentativi di screditare la nostra categoria professionale». Così scrive: «Da otto mesi, dall'inizio della pandemia, combattiamo in prima linea e il nostro contributo professionale è stato ed è fondamentale per il funzionamento della macchina anti-Covid19. Con tutti i rischi annessi, e a testa bassa, senza mai fermarci, combattiamo la nostra battaglia, con dovere professionale e deontologico. Ne è una prova tangibile il fatto che, tra tutte le categorie mediche, quella che ha pagato il più caro prezzo, è proprio la nostra che conta, tra le proprie fila, circa 70 morti su un totale di 189. Non è più tollerabile, dunque, assistere passivamente ad attacchi frontali – soprattutto sul web e sui social - che provengono da più parti e che nella seconda ondata ci hanno trasformati nel capro espiatorio su cui addossare tutte le colpe del mezzo fallimento del sistema addetto al controllo della pandemia». E conclude: «Noi medici di famiglia, unitamente a tutti i colleghi che operano sul territorio, meritiamo rispetto, perché rischiamo la vita esponendoci quotidianamente al contatto ravvicinato con un nemico biologico invisibile e svolgiamo la nostra missione con totale spirito di abnegazione. Inoltre, va ribadito e sottolineato che abbiamo assecondato tutte le numerose richieste lavorative che ci sono state fatte ed anche imposte come la disponibilità giornaliera per 7 giorni a settimana, senza interruzioni, fatta a distanza tramite strumenti telematici; la sorveglianza dei pazienti in isolamento; la gestione dei pazienti fragili; l'esecuzione dei test sierologici alla riapertura delle scuole; nonché, ultima richiesta arrivata, l'esecuzione dei tamponi che a breve inizieremo».
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