I migranti di Isola donano vestiti al negozio etnico bruciato a Riace

7 Gennaio 2021

L’intera produzione del laboratorio di sartoria del centro Salam è stata spedita in Calabria «Ci serviva per aprire un negozio a San Gabriele, ma ora è più utile per far ripartire quell’attività»

ISOLA DEL GRAN SASSO. «A Daniel hanno distrutto non solo il lavoro, ma soprattutto il suo sogno. Ma per quante volte potranno provare a distruggere i sogni, ci sarà sempre qualcuno che crederà negli stessi sogni e si potrà ripartire». Sono cariche di significato, di emozioni e di vicinanza le parole di Simona Fernandez, la responsabile del centro migranti “Salam” di Isola del Gran Sasso, per Daniel Yaboah, il giovane commerciante ghanese di Riace, in Calabria, proprietario del negozio etnico “Princess African style” che è stato incendiato da ignoti malviventi nella notte del 29 dicembre scorso. Un rogo che ha fatto perdere gran parte della merce al migrante e alla moglie Princess, che gestiscono il negozio da un anno con l’obiettivo di far sentire a casa chi è lontano dal Paese di origine.
Dal centro di Isola negli ultimi giorni sono partiti per Riace scatoloni con su scritto a penna “andrà tutto bene”, "non arrenderti", "che Dio ti benedica". Tamar, Dile Dell, Blessing, Lanin, Soleman e Sare Ali, i ragazzi del centro, hanno preparato con cura, per donarli a Daniel, 300 tra abiti e accessori etnici che raccontano delle terre lontane dalle quali provengono e delle storie di chi li ha realizzati nella piccola sartoria solidale “Abiti dal mondo”, allestita nel centro Salam di Isola. Un gesto che Simona e i suoi amici migranti hanno deciso di fare dopo aver appreso dell’incendio di Riace sui media, donando tutta la produzione del piccolo laboratorio dove le ragazze e i ragazzi esprimono la propria creatività in una commistione di stili e culture. La produzione sarebbe servita per aprire un negozietto vicino al santuario di San Gabriele appena passato il Covid, ma i migranti di Salam hanno creduto che ora fosse più utile a Daniel.
È un’isola felice quella del centro Salam, ma Simona in passato ha vissuto esperienze di intolleranza che l’hanno portata a rinunciare ad alcuni progetti in altre parti d’Italia, come la sartoria sociale a Taranto e l’orto solidale distrutto da ignoti, e ricominciare ai piedi del Gran Sasso. L’intolleranza a sfondo razzista, insomma, è un’esperienza che la accomuna a Daniel. «Dinanzi a tali atti ignobili abbiamo deciso di andare via portando le cose più belle cucite dalle mani di mezzo mondo. E ho ricominciato qui, con lo stesso entusiasmo, perché i sogni possono partire ovunque ci siano i sognatori». Il sogno di Simona, un mondo senza odio, è lo stesso dei suoi ragazzi, di Daniel e dei suoi amici di Riace.
Nel piccolo paese calabrese, considerato fino a poco tempo fa il modello per eccellenza di integrazione e accoglienza, in molti si sono mobilitati in una catena di solidarietà per la piccola bottega del migrante che è a pochi passi dal Villaggio globale dell'ex sindaco Mimmo Lucano. Daniel nel borgo della Locride è arrivato nel 2009. «Io e mia moglie siamo partiti dal Ghana con una valigia con pochi panni, ma tanti desideri e progetti, e attraverso il Mediterraneo, con un barcone con più di 300 persone, abbiamo raggiunto l’Italia», racconta al Centro, «tre giorni e tre notti di viaggio tra onde alte, il cielo che tuonava e tanta paura di non farcela. Dopo sei mesi a Crotone ci siamo trasferiti a Riace e abbiamo formato la nostra famiglia». Oggi Daniel e Princess, che sono di fede cristiana, hanno tre figli: Cosimo, Domenico e Miracle. Daniel lavora per una cooperativa, insieme a Princess gestiscono il piccolo negozietto e si trovano bene in Italia, un Paese che amano. Hanno tanti amici anche italiani e si sono ben integrati. «La bottega iniziava ad andare bene e vederla ridotta così mi genera una grande malinconia», continua, «è come se i sogni fossero andati in fumo in quell’incendio. Per fortuna con le fiamme si è rotto un tubo dell’acqua che ha spento parte del rogo. Non mi aspettavo un gesto simile, ma ripartiremo presto e la forza me la danno i sorrisi dei miei figli». Daniel e Princess non si sono arresi e grazie al supporto di alcuni connazionali sono già all’opera per la ristrutturazione del negozio. «Il gesto degli amici di Isola del Gran Sasso ci ha fatto emozionare», aggiunge Daniel, «hanno avuto un grande cuore e hanno dimostrato che l’amore non conosce limiti. I diversi colori delle stoffe, ma anche della nostra pelle, mostrano la bellezza e la diversità, una risorsa da preservare».
Sono due storie, quelle di Simona e Daniel, che si sono incrociate per un segno del destino. Un’amicizia oltre ogni confine che lega il Gran Sasso al mare di Calabria e che parla di speranza, di lotta ai soprusi, ai pregiudizi, all'intolleranza e vuole lanciare un messaggio di speranza. «Purtroppo il razzismo è ancora radicato», sottolinea Simona, «ma Riace per noi è sempre stato un modello, qualcosa che ci ha ispirato». E in un messaggio scrive: «I nostri sogni viaggiano insieme a quei pacchi e sarà tuo compito, Daniel, di dimostrare che i sogni volano da un capo all’altro del mondo scivolando per tante mani e giungendo dove il sognatore non avrebbe mai pensato. Sapere che la sartoria “Abiti dal mondo” vivrà con te a Riace rappresenta l’inizio del nostro sogno, quell’inizio in cui non credevo più. Chi ti ha bruciato il negozio credeva che ci avresti rinunciato. Ancora una volta abbiamo battuto l’ignoranza e la cattiveria, abbiamo vinto noi, ha vinto la solidarietà, l’associazionismo, ha vinto quel sogno in cui tutti noi abbiamo creduto: di fare del nostro paese un modello di accoglienza. Ciao Daniel, conta sempre su di noi».
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