I titolari: «Faremo ricorso, tutto nasce dall’errore di un dirigente comunale»

5 Settembre 2019

«Faremo ricorso al provvedimento di sequestro e, se ci saranno, come crediamo, responsabilità da parte di qualcuno, chiederemo conto di tutti, e sono molti, i danni che questo evento surreale ci sta...

«Faremo ricorso al provvedimento di sequestro e, se ci saranno, come crediamo, responsabilità da parte di qualcuno, chiederemo conto di tutti, e sono molti, i danni che questo evento surreale ci sta creando». Decisa la risposta dei proprietari del lido Arlecchino, nelle ore successive al sequestro della struttura da parte della Capitaneria di porto e dei dipendenti dell’Agenzia del Demanio. Secondo i titolari dello chalet gli abusi edilizi di cui si parla nel comunicato ufficiale della guardia costiera non sarebbero mai stati accertati dall’autorità giudiziaria. Il vero problema sarebbe invece una relazione che il dirigente comunale ha inviato alla Procura, in cui avrebbe introdotto un fatto nuovo mai contestato prima. «Secondo il dirigente Pirocchi l’Arlecchino dal 2007 non avrebbe la concessione demaniale. Eppure», dicono i titolari, «ogni anno il Comune ha mandato il conteggio dei canoni e la Capitaneria, ogni anno, dal 2007 ad oggi, è venuta a controllare i nostri documenti. Il Demanio si è costituito in ogni ricorso al Tar che abbiamo fatto e non ha mai opposto che la concessione era scaduta». Secondo i titolari del lido, di fronte ad un presunto esercizio abusivo dell’attività il gip non ha potuto fare altro che sequestrare. «Noi contestiamo la "scoperta" del dirigente comunale, dovuta, crediamo, ad inesperienza sul demanio», dicono i titolari dello chalet, «sappiamo che la nostra concessione è in proroga come quella di tutti gli altri e sappiamo che il Tar a luglio ci ha dato ragione, non solo valutando il titolo concessorio come valido, ma intimando al Comune di emettere un nuovo titolo fino al 2025. Gli stessi canoni, regolarmente richiesti dal Comune, tutti successivi al 2007, sono oggetto di ricorso pendente presso il Tar Abruzzo, visto che, come lo stesso Tar ha sentenziato, non si teneva conto degli ingenti investimenti su una struttura che non è nostra ma dello Stato». (m.l.)