Il Pd: i 27 milioni di disavanzo tolgono un futuro alla città
TERAMO. Il disavanzo di 27 milioni di euro calcolato dall'amministrazione nella verifica dei residui di bilancio attivi e passivi suscita presagi funesti da parte dell'opposizione. Sia il sindaco...
TERAMO. Il disavanzo di 27 milioni di euro calcolato dall'amministrazione nella verifica dei residui di bilancio attivi e passivi suscita presagi funesti da parte dell'opposizione. Sia il sindaco Maurizio Brucchi che l'assessore alle finanze Eva Guardiani si sono affrettati a chiarire che la somma in questione non rappresenta un vero e proprio debito da saldare, ma deriva da un'operazione contabile che ha ripulito i conti dell'ente da tutte quelle cifre risalenti anche a parecchi anni fa che, per motivi vari, non vanno effettivamente riscosse o pagate. «L'amministrazione minimizza», replica Gianguido D'Alberto, capogruppo del Pd in Comune, «ma il dato di 27 milioni di euro di disavanzo derivante dall'accertamento è molto preoccupante». Secondo il consigliere, la somma rappresenta comunque una forma debitoria che penalizzerà le generazioni future. L'amministrazione, infatti, deve avviare operazioni contabili per riassorbire il «disavanzo tecnico» entro il termine di trent'anni stabilito dalla legge. Questo significa che nel bilancio dei prossimi tre decenni tra i costi bisognerà segnare 907mila euro in uscita a gratis. Il passaggio, sebbene puramente contabile, contrarrà la capacità di spesa dell'ente riducendone gli spazi di manovra in favore della collettività.
«Questo disavanzo-debito verrà scaricato su chi arriverà dopo di noi», osserva D'Alberto, «e scatta una fotografia allarmante del bilancio reale dell'ente». La somma, che il consigliere definisce «da capogiro», darebbe dunque la misura di quanto i conti effettivi dell'ente siano ben lontani da quanto l'amministrazione, sulla base delle norme in vigore fino a pochi mesi fa, scrive nei provvedimenti che ciclicamente porta all'esame del consiglio. «E' la prova di quanto abbiamo sempre denunciato in questi anni», spiega D'Alberto, «l'amministrazione deve fare chiarezza e dire la verità». Il capogruppo del Pd coglie l'occasione anche per evidenziare ancora una volta il clamoroso conflitto tra il disavanzo che verrà addossato alla collettività e la scelta politica di continuare a pagare lo stipendio a nove assessori. Per D'Alberto, però, c'è anche un problema procedurale dovuto alla decisione della giunta di rendere pubblici i dati dell'accertamento prima ancora di comunicarli ai consiglio. «Si tratta di una gravissima mancanza di rispetto nei confronti dell'opposizione ma anche della maggioranza», sottolinea, «che palesa il timore dell'amministrazione a confrontarsi con i rappresentanti eletti dai cittadini».(g.d.m.)
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