Il racconto del ferito «Quella sera ho visto la morte in faccia»

Il 25enne preso a fucilate: «Non riesco a spiegarmi il perché» L’aggressore, un amico, è accusato di tentato omicidio
ATRI. In un’aula di tribunale la cronaca si riavvolge sempre. «Quella sera ho visto la morte in faccia e ancora oggi vivo nella paura» ha raccontato il 25enne di Atri che nel settembre dell’anno scorso venne raggiunto in auto da tre colpi di fucile sparati dal 26enne Giuseppe Mattucci, ora imputato di tentato omicidio. Due pallettoni lo colpirono ferendolo a una gamba. «Il terzo mi sfiorò il viso» ha aggiunto rispondendo alle domande del pm Davide Rosati.
Davanti al collegio presieduto da Domenico Canosa (a latere Morena Susi e Mariangela Mastro) la cronaca di quella drammatica serata si srotola nella testimonianza del ferito e della donna per cui, secondo le prime ipotesi investigative, sarebbe scoppiata la rivalità tra i due uomini che si conoscono da tempo. Ipotesi, quest’ultima, smentita dal ferito, che ha detto: «Ancora oggi mi chiedo perché lo ha fatto e non riesco a trovare una spiegazione. Siamo entrambi cacciatori e abbiamo fatto battute di caccia insieme. Tra noi ci sono stati dei battibecchi ma solo per questioni legate alla caccia».
L’uomo, che si è costituito parte civile assistito dall’avvocato Vincenzo Di Gialluca, ha raccontato che quindici giorni prima l’aggressore era stato a casa sua per festeggiare il compleanno della figlioletta e che nel pomeriggio di quella giornata degli spari si erano incontrati nell’abitazione di un amico comune ma solo per parlare di questioni riguardanti la caccia. «Lui mi ha detto che non potevo andare a caccia sotto casa sua», ha ripetuto, «ma io gli ho ripetuto che nel rispetto della legge sarei andato ovunque si poteva». L’uomo così ha ricostruito la dinamica dei fatti: «Ero stato a cena fuori e stavo rientrando a casa quando ho visto una macchina ferma davanti. Inizialmente non l’ho riconosciuto. Ho fatto una manovra e lui mi ha tagliato la strada. Dopo qualche istante ho visto il fucile dal finestrino e ho sentito gli spari». L’aggressore dopo aver sparato quella sera stessa si costituì. È difeso dagli avvocati Alessia Moscardelli e Giuseppe Cichella. Si torna in aula a settembre con le deposizioni dei consulenti di parte.
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