In 500 per chiedere la riapertura del punto nascita

Meno partecipanti del previsto alla manifestazione anti tagli Il comitato: la gente è stufa della politica, ma non molliamo
ATRI. C’è delusione e rabbia sui volti di coloro che ieri mattina hanno sfilato lungo le vie di Atri per chiedere con forza alla Regione la riapertura del punto nascita dell’ospedale San Liberatore. A partecipare alla protesta poco più di cinquecento persone, in gran parte studenti, un mazzo di politici, tante mamme e qualche cittadino anziano. Gli organizzatori, si aspettavano una maggiore partecipazione. Pierfrancesco Macera e Roberto Marchione del comitato “Il San Liberatore non si tocca” dichiarano: «La gente è stufa della politica e dei voltafaccia, la nostra battaglia continua non ci scoraggiamo di certo abbiamo fatto il possibile con 18 mesi di lotta».
Il corteo è partito alle 9.30 circa. Ad aprire la strada una fila di mamme con i carrozzini con i figli partoriti proprio in quel reparto chiuso lo scorso primo novembre. Mamma Roberta osserva amareggiata: «Non credo che riapriranno il reparto che ha fatto nascere i miei due bimbi, oggi mi sento paladina di quelle madri che non sono venute a difendere l’ospedale di Atri che ha dato tanto a tutti». Il corteo si è snodato lungo le vie della città passando per corso Adriano, viale Umberto, via Verna, viale Risorgimento. Capolinea il piazzale Alessandrini, davanti al San Liberatore, dove si è svolto un dibattito pubblico.
Il sindaco Gabriele Astolfi alla domanda di come mai non si sia presentato il presidente D’Alfonso ad ascoltare le ragioni dei manifestanti polemizza: «Non penso verrà ad un incontro su questo tema, è invece venuto invece giorni fa ad Atri per l’appuntamento culturale dedicato al gesuita Claudio D’Acquaviva». L’assessore al sociale Giammarco Marcone aggiunge: «La nostra speranza è ora per l’esito del ricorso al Tar, oramai manifestare in Italia sembra inutile». Il consigliere regionale del Pd Luciano Monticelli sottolinea: «Sono venuto come rappresentante della Regione, l’unico che può riaprire il punto nascita è il governatore D’Alfonso, oramai sono stufo di difenderlo». Alla manifestazione c’erano i sindaci di Silvi, Pineto, rappresentanti della Val Fino e della Provincia di Teramo. L’ ex sindaco di Atri Mario Italiani riassume in una frase: «D’Alfonso si deve vergognare, difenda il territorio e non agisca secondo convenienza». Gli organizzatori alle 11 hanno congedato la platea e al microfono hanno esortato i politici regionali e nazionali a superare le differenti posizioni a livello partitico e riconsegnare la giusta dignità a un territorio calpestato.
Domenico Forcella
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