In aumento le vittime di violenza prese in carico dalle istituzioni

Nei centri gestiti dalla Provincia sono state 72 l’anno scorso e dall’inizio di quest’anno sono già 19 La commissione pari opportunità: «I numeri rivelano anche una maggiore capacità di denunciare»
TERAMO. Sono 19 le donne prese in carico dal centro antiviolenza “La Fenice” della Provincia (nelle quattro sedi e a “Casa Maia”) dall’inizio dell’anno e 72 quelle prese in carico nel 2023: di queste dieci nella casa rifugio, nove straniere, in maggioranza diplomate e occupate e con il coinvolgimento di 40 figli minori e 16 maggiorenni. Sono i preoccupanti dati sulla violenza di genere nel Teramano, che confermano l'escalation del fenomeno a livello nazionale con un aumento di richieste di aiuto da inizio 2024 esponenziale, quindi ancor più preoccupante. Dati illustrati dalla presidente della Commissione pari opportunità provinciale (Cpo) Amelide Francia nell’incontro di ieri mattina in Provincia in occasione della Giornata internazionale delle donne: incontro che ha visto un dialogo aperto sui temi della violenza di genere, dei diritti delle donne e dell’importanza della cultura di genere tra le istituzioni, presente una delegazione di studenti del liceo artistico. È stata firmata anche una lettera di intenti tra la Cpo e il consiglio e il comitato pari opportunità dell’Ordine degli avvocati di Teramo per rafforzare le sinergie tra enti «con un forte impegno della Provincia nella lotta alla violenza e alle disparità di genere sui luoghi di lavoro», come ha sottolineato il vice presidente Andrea Core.
La fotografia del fenomeno deve essere letta sotto due aspetti contrastanti: da un lato il forte aumento dei casi di maltrattamento sul territorio, dall’altro la maggiore capacità delle donne di reagire, parlare, affidarsi e denunciare. «I dati non sono pienamente rappresentativi perché ci sono tante donne che non denunciano e non si rivolgono ai centri antiviolenza», ha spiegato Francia, «ma l’incontro ha fatto comprendere ai giovani che le istituzioni sono vicine a tutti noi, che insieme possiamo portare avanti questa battaglia di civiltà per non far sentire le vittime da sole». Grandi passi sono stati fatti a livello normativo-repressivo, ma il miglior strumento è la prevenzione. Il prefetto Fabrizio Stelo, accompagnato dal capo del Gabinetto Luana Strippoli, ha ricordato che «la parità tra uomo e donna è sancita dalla Costituzione», che è necessaria «l’unione tra le istituzioni, le forze dell’ordine, la scuola, la famiglia e la società», e ha invitato gli studenti a «non voltarsi mai dall’altra parte, ma ad aiutare chi è in difficoltà parlandone con docenti, genitori, persone specializzate». Il questore Carmine Soriente con il dirigente della squadra mobile Caleb Brustenga ha interagito con gli studenti «da padre», come ha precisato, e li ha esortati ad aprirsi e a confidarsi. «Non vedete le istituzioni come un’entità lontana, ma fatta di madri e padri che vi sono vicini», ha proseguito, «il primo strumento deve essere la vostra coscienza: essere coscienti dei vostri diritti, studiare e riconoscere i vostri limiti, essere indipendenti, capire che amare non è possedere, ma è un confronto costruttivo, non accettare atti di imposizione da chi vi dice che vi ama e accettare i “no” che fanno crescere».
L’importanza della tutela dei diritti nel nostro Paese è stata portata all'attenzione dal presidente dell’Ordine degli avvocati Antonio Lessiani con la presidente del Comitato pari opportunità dell’Ordine Diana Giuliani, che ha evidenziato: «L’8 marzo celebra le conquiste delle donne che si sono battute per poterci consegnare tanti diritti come votare, esercitare professioni e tanto altro. È importante fare rete tra le istituzioni, ma anche tra i ragazzi senza lasciare indietro nessuno e parlando la lingua del rispetto e del consenso».
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