«Incassi dimezzati dalle calamità ma la zona franca non mi aiuta»

8 Maggio 2017

CIVITELLA DEL TRONTO. I complessi meccanismi della cosiddetta “zona franca” istituita per risollevare le zone colpite dal sisma non prevedono aiuti per lui, anche se la sua attività è stata...

CIVITELLA DEL TRONTO. I complessi meccanismi della cosiddetta “zona franca” istituita per risollevare le zone colpite dal sisma non prevedono aiuti per lui, anche se la sua attività è stata pesantemente danneggiata dalle calamità che hanno colpito il suo paese, svuotandolo per mesi di residenti e turisti. Per questo Marcello Procaccini, titolare di un negozio che vende prodotti tipici nel centro di Civitella del Tronto, ha scritto una lettera aperta indirizzata «al presidente della Regione ed alla politica tutta».
Questo il testo della lettera. «Il decreto legge n° 50 del 24/04/2017 riguardante la "Zona Franca" all'articolo 47 detta i parametri per poter usufruire delle agevolazioni riguardanti le imprese ed i lavoratori autonomi. Si legge testualmente che le agevolazioni riguardano “le imprese che abbiano subito una contrazione del fatturato a seguito degli eventi sismici pari almeno al 25% rispetto alla media relativa ai 3 periodi di imposta precedenti a quello del sisma 2016”, oppure “che avviano una nuova attività all'interno della Zfu entro il 31/12/2017”. Ora questo cosa significa? Che dato che il sisma è avvenuto il 24 agosto, per poter abbattere il fatturato generato dai precedenti otto mesi e raggiungere il 25% in meno, avrei dovuto incassare almeno il 70.75% in meno nei rimanenti 4 mesi d'imposta del 2016. In pratica alla fame».
Procaccini continua: «La mia attività ha subito una riduzione del fatturato del 50% negli ultimi quattro mesi del 2016, riduzione che ancora continua nel 2017. Sono quindi 8 mesi che sono al 50% ma possibile che questo ancora non sia sufficiente? Sembra proprio che non si sia voluto tener conto, nello stilare il decreto, della reale ed oggettiva difficoltà di tutte le attività del cratere che, vorrei ricordare, sono principalmente piccole attività di paesi di montagna che a mala pena arrivano a fine mese e sono ben lontane dagli incassi delle città, ed hanno come sola colpa quella di essere volute rimanere nel paese dove sono nati e che sentono loro sopra ogni cosa. Altra considerazione è questa: permettere alle nuove attività di usufruire di sgravi che le altre attività non avranno è vero che può favorire la ripresa, ma è anche vero che mette noi, cioè le vecchie attività, in una condizione di netta inferiorità dal punto di vista concorrenziale senza avere risorse per competere, dati gli scarsi incassi, né parità nei trattamenti».
Il finale della lettera è rivolto in seconda persona a Luciano D’Alfonso. «Egregio presidente D'Alfonso, ho sopportato la paura del terremoto, la neve con chiusura dell'attività, mancanza di acqua, luce e riscaldamento, l'ordinanza di evacuazione con cui ho perso casa, la mancanza di soldi per i mancati incassi e sinceramente pensavo fosse sufficiente. Le dico sinceramente che credevo in un VOSTRO aiuto ma mi sono dovuto ricredere. Io non so in che modo vengono fatti i decreti e chi li redige, se lei viene consigliato da commercialisti od altro, ma se lei pensa di fare qualcosa a favore delle persone, prima venga a parlare con le persone perché i problemi veri sono i nostri e se veramente ci vuole aiutare solo noi diretti interessati le possiamo dire come, altrimenti lasci perdere ché almeno uno sa di che morte morire... Per questa cosa mi scuserà ma non posso ringraziarla...».
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