Intossicati dal pranzo in uno chalet di Silvi, l’avvocata: «Attendiamo le contestazioni»

La Procura dovrà valutare gli elementi raccolti durante le indagini condotte dai carabinieri del Nas. Tre clienti si erano sentiti male dopo aver mangiato del tonno grigliato al ristorante
SILVI. «Siamo in attesa di conoscere dagli atti i motivi per cui siamo accusati, dato che le valutazioni della Procura sono ancora in corso». A parlare è l’avvocata Gianna Giannini, legale dei titolari dello chalet di Silvi dove, lo scorso giugno, tre clienti si sono sentiti male dopo aver pranzato con del tonno grigliato. La legale ha preferito non aggiungere altro. Bocche cucite anche da parte dei titolari dello stabilimento di Silvi. Le indagini condotte dai carabinieri del Nas di Pescara si sono concluse nei giorni scorsi e la relazione è stata trasmessa alla Procura, che ora dovrà valutare gli elementi raccolti.
I tre clienti, una pescarese, una sua amica di Città Sant’Angelo e un uomo di Chieti seduto a un altro tavolo, sono stati trasportati in ospedale dopo aver accusato gravi malori poco dopo il pranzo. Tutti e tre hanno consumato del tonno. Secondo quanto emerso dagli accertamenti della Asl, ci sarebbe un possibile collegamento tra i disturbi accusati e il consumo del tonno, che sarebbe stato probabilmente contaminato. Sul posto è intervenuto in poco tempo il personale sanitario del 118, che ha somministrato una flebo ai tre. Sono stati poi trasferiti all’ospedale San Liberatore di Atri, dove sono stati ricoverati.
Secondo quanto si apprende dai referti medici, hanno riportato una grave intossicazione, accompagnata da shock anafilattico e sospetta ischemia cardiaca. Una delle clienti, P.A., ha raccontato al Centro quegli attimi. Dopo aver accusato pesantezza alla testa, malessere diffuso e dei rush cutanei su tutto il corpo, è stata trasportata con gli altri due al pronto soccorso dell’ospedale atriano.
Dopo due giorni di ricovero, la donna, che ha avuto dopo il pasto anche uno shock anafilattico, racconta di essere stata poco bene anche nei giorni successivi, e di essersi ripresa solo dopo una decina di giorni. Ma la paura dopo quel pranzo è rimasta, tanto che la pescarese ha raccontato che «da allora difficilmente vado a mangiare fuori». Dunque quello che doveva essere un pranzo tra amiche, si è trasformato alla fine in una domenica di giugno da incubo. La vicenda è ora al vaglio della Procura, alla quale spetta il compito di valutare gli esiti degli accertamenti e gli eventuali profili di responsabilità.
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