«L’associazione ci ha fatto pagare il vitto»

19 Dicembre 2018

I genitori dei disabili spiegano perché il diurno è stato tolto a Dimensione Volontario. Palermo: credevo ci fosse la retta

ROSETO. «Il centro diurno di Roseto è stato tolto all’associazione Dimensione Volontario perché prendeva soldi dalle famiglie per la mensa, quando in realtà non avrebbe potuto farlo perché la mensa era già coperta nel servizio offerto». È questo il motivo della revoca della gestione del centro diurno a Dimensione Volontario secondo Luigi Nardinocchi, Rosanna Di Battista, Vincenzo Spada e Rossella Pelusi, alcuni genitori e familiari di ragazzi disabili che frequentano il centro da tanti anni.
In sostanza i genitori avrebbero pagato una quota mensile all’associazione (120 euro per ogni disabile) per il servizio mensa per diversi anni, servizio che però sarebbe dovuto essere a carico di Dimensione Volontario. «Giuseppe Palermo dice che i disabili non sono sacchi di patate», dice Nardinocchi, «ma è lui stesso che li ha trattati come tali. Molte operatrici storiche, preparate, le ha fatte fuori a favore di ragazzi che lui ha potuto manovrare a proprio piacimento purtroppo. L’Unione dei Comuni ha semplicemente applicato le norme, e ora a giorni Dimensione Volontario sarà costretta a lasciare il centro».
Il presidente di Dimensione Volontario, Giuseppe Palermo, è molto dispiaciuto per quello che sta accadendo, affermando di non aver avuto ancora nessuna comunicazione ufficiale dall’Unione dei Comuni di revoca della gestione del centro diurno. «Qualcuno vorrebbe farci passare come quelli che hanno preteso il pagamento del servizio mense dalle famiglie, pur sapendo che non era dovuto», spiega Palermo, «ma questo non risponde al vero. Il servizio di affidamento del centro diurno è stato il naturale prosieguo della precedente convenzione del 2012 che espressamente contemplava la mensa a carico delle famiglie. Anche la nostra proposta del 4 aprile 2018 prevedeva il costo della mensa a carico delle famiglie e nella determina del 2018, con la quale si è dato avvio al procedimento di contrattazione, espressamente si dava atto dell’accettazione della nostra proposta. Magicamente però, nella determina di affidamento, il costo del servizio mensa veniva posto a carico della nostra associazione, pur restando il compenso per l’associazione identico a quello del 2012. Ci siamo comunque attivati per reperire i fondi necessari a restituire alle famiglie i costi sostenuti per il servizio mensa».
Sulla vicenda interviene anche l’assessore Luciana Di Bartolomeo. «I problemi sono nati il 1° aprile 2018 quando noi decidemmo di uscire dall’Unione», precisa Di Bartolomeo, «l’associazione mi dice che non si sono accorti che a carico loro c’era anche la mensa, mentre l’Unione mi dice che l’associazione lo sapeva. Io sinceramente credo che Giuseppe Palermo abbia continuato a prendere i soldi dalle famiglie in buona fede, anche se ora l’Unione ha deciso così, si farà una gara e dunque Palermo deve mettersi l’anima in pace».
©RIPRODUZIONE RISERVATA