L’azienda di Caprafico si difende: i nostri botti contraffatti all’estero

Il titolare Di Blasio sull’inchiesta aperta ad Amsterdam: «Non abbiamo mai esportato in quel Paese Le indagini accerteranno la nostra estraneità al commercio di prodotti pirotecnici verso l’Olanda»
TERAMO. «La nostra ditta non ha mai venduto fuochi pirotecnici nei Paesi in cui questo è vietato, la ditta è vittima di contraffazione dei propri prodotti»: così la proprietà della ditta di fuochi d’artificio Di Blasio interviene dopo il sopralluogo fatto nei giorni scorsi dalla polizia olandese proprio nell’azienda di Caprafico dove nel febbraio dell’anno scorso c’è stata l’esplosione con la morte di un dipendente.
Nei mesi scorsi, infatti, l’autorità giudiziaria olandese ha avviato un’indagine su una presunta commercializzazione di prodotti pirotecnici nel Paese in cui è vietata la vendita di ogni tipo di botto.
«La ditta in ottemperanza delle leggi vigenti in Olanda a regolamentazione della vendita di fuochi pirotecnici in base alle quali la vendita di qualsivoglia tipo di “botto” è vietato», scrive la proprietà, «non ha mai esportato i suoi prodotti in questo Paese, così come in tutti quei Paesi dove non è permessa la commercializzazione. Al contrario, da anni la ditta Di Blasio sta portando avanti azioni legali a livello nazionale ed europeo contro la contraffazione dei suoi prodotti e per la tutela del marchio comunitario Cobra di cui è proprietaria esclusiva. La ditta Di Blasio Elio si è più volte costituita come parte lesa in procedimenti di commercio illegale di prodotti contraffatti a marchio Cobra, sporgendo querele ogni qualvolta è venuta a conoscenza dei fatti».
E aggiunge: «Nei fatti la ditta Di Blasio Elio è vittima di contraffazione dei propri prodotti, come peraltro emerge anche con un semplice accesso a video online ove si trovano vari esperti e amatori che si dilettano nel comparare i Cobra originali con quelli contraffatti. La ditta Di Blasio Elio produce ciò che risulta dai propri registri di carico e scarico e la destinazione della produzione è perfettamente verificabile, le contraffazioni invece trovano produzioni illegali da parte di ignoti in Italia e all’estero in relazione alle quali vi è con tutta evidenza una non adeguata azione giudiziaria di repressione e prevenzione. Paradossalmente i Cobra originali in commercio rappresentano un’esigua percentuale rispetto a quelli contraffatti che invece circolano liberamente». La ditta sottolinea «di aver operato sempre nel pieno rispetto delle leggi e delle normative vigenti che regolano il mercato dei prodotti pirotecnici e confida, dunque, che le indagini accerteranno la propria estraneità nel commercio dei prodotti pirotecnici verso l’Olanda».
Intanto è in chiusura l’indagine per omicidio colposo e lesioni gravi sull’esplosione mortale nell’azienda. L’inchiesta del pm Stefano Giovagnoni, in cui ci sono due indagati tra cui il titolare Elio Di Blasio e un altro rappresentante della ditta, è in corso dopo la violenta esplosione in cui rimase ucciso il 62enne dipendente Dino Trignani e ferito un altro dipendente. L’esplosione avvenne nell’area esterna della fabbrica mentre Trignani stava provando dei fuochi d’artificio.(d.p.)
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