L’Eliana resterà in fondo al mare Il recupero è troppo costoso

Nel naufragio dell’imbarcazione avvenuto nell’estate del 2017 morirono due marittimi giuliesi Il comandante della guardia costiera Bernetti: «Il relitto non costituisce un pericolo per l’ambiente»
GIULIANOVA. È destinato a rimanere sul fondo del mare Adriatico il relitto del motopeschereccio Eliana, colato a picco il 25 luglio 2017 a seguito di un fortunale che colpì improvvisamente la costa abruzzese. Nel naufragio persero la vita il comandante dell’imbarcazione Elia Artone ed il marittimo Carlo Mazzi. Alcune settimane fa il titolare di un’impresa di pesca di un altro compartimento aveva mostrato il proprio interesse per tentare il recupero del natante. L’armatore aveva acquisito quante più informazioni possibili in merito all’operazione da eseguire ma alla fine ha desistito perché il costo complessivo per tirare a secco l’Eliana sarebbe stato eccessivo rendendo l’operazione antieconomica. Proprio da quest’ultimo episodio si è capito che per il peschereccio non ci sarà più un futuro. Rimarrà sul fondale a circa tre miglia dalla costa, nelle vicinanze di un allevamento di cozze, ormai coperto quasi completamente da fango e sabbia e quindi senza possibilità alcuna di movimento. Il tenente di vascello Claudio Bernetti, comandante della guardia costiera del litorale teramano, in relazione all’impossibilità di recupero dell’imbarcazione afferma: «La drammatica vicenda del motopesca Eliana sta a cuore all’intera collettività e, con essa, alla stessa guardia costiera. Al momento parrebbero non sussistere rischi concreti di natura ambientale e ciò è confermato dai frequenti pattugliamenti eseguiti nell’area dell’affondamento dalle nostre unità di Giulianova che operano con assiduità in quel tratto di mare. Naturalmente anche per il futuro vigileremo con altrettanta attenzione». Una sorte ormai segnata quella dell’Eliana destinato a diventare la tana inaspettata per le molte specie ittiche che popolano quei fondali. Ma quella barca porta con se anche un segreto, una testimonianza materiale che avrebbe dovuto scrivere qualcosa di definitivo sulla morte di Artone e Mazzi. Con il recupero del relitto gli esperti avrebbero potuto accertare la dinamica e le cause dell’affondamento. All’indomani del naufragio, verificatosi nelle prime ore del pomeriggio, un’ipotesi prese maggiormente corpo. E cioè che, a causa del forte vento e di onde di una certa consistenza, ai due marinai sarebbe risultato oltremodo difficoltoso salpare le reti e che queste, proprio per le forti correnti createsi in quel frangente, si sarebbero impigliate nell’elica e nel timone determinando l’ingovernabilità dell’imbarcazione. In balia di un mare fortemente agitato e senza la possibilità di muoversi dallo stallo, l’Eliana sarebbe affondata. Nelle ultime comunicazioni dei marinai si parlava proprio di questa eventualità, ma senza il recupero del relitto non sarà possibile accertarlo.
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