«L’housing sociale di via Longo va bloccato: i dati sono sbagliati»

7 Febbraio 2015

La consigliera comunale Cardelli e l’architetto Cavarocchi rivelano che l’aumento di cubatura dovrebbe essere del 15% e invece risulta del 57%. L’accusa: «C’è un grave problema di trasparenza»

TERAMO. «I dati del bando per l'housing sociale di via Longo sono sballati». La denuncia parte dalla consigliera comunale Paola Cardelli e da Andrea Cavarocchi, architetto teramano che opera a Bologna. Insieme hanno ricostruito tutti i passaggi dell'operazione che, in base all'accordo sottoscritto dal Comune e da Investire Immobiliare Srg, porterà all'abbattimento delle sei palazzine popolari a ridosso del parco fluviale del Vezzola e alla ricostruzione di nuovi immobili da destinare a edilizia popolare e convenzionata.

L'intesa, stando ai limiti indicati nel piano regolatore, prevede un aumento di cubatura del 15% rispetto alle volumetrie esistenti e alla superficie complessiva occupabile. Secondo Paola Cardelli e Andrea Cavarocchi però, dati alla mano, l'incremento sarà notevolmente superiore e si attesterà quasi al 57% di volumi in più rispetto alla situazione attuale. «E' come se le palazzine diventassero da sei a dieci», osservano, «in zona già densamente edificata, come ammesso anche dall'amministrazione, e sulla quale andrebbe a gravare un ulteriore carico urbanistico». La differenza percentuale dell'aumento di volumetria dipenderebbe da un dato erroneo relativo alla superficie utilizzabile indicata nel bando per la progettazione dell'opera e ripreso da una perizia commissionata dal Comune, giudicata da Cardelli e Cavarocchi poco chiara. La cifra in questione è 7.920 metri quadri per uno sviluppo volumetrico di 26.730 metri cubi che, maggiorati del 15%, diventeranno 30.740. Il bando, dunque, è costruito su questi numeri, ma da verifiche successive ne sono emersi altri di molto inferiori. A seguito di due interrogazioni presentate dal Paola Cardelli, infatti, l'assessore all'urbanistica Mario Cozzi avrebbe chiarito che la superficie netta risulta di 6.330 metri quadri, con una volumetria di 19.623 metri cubi che arriverebbe a 22.556 considerato l'incremento del 15%. Da quest'ultimo dato, raffrontato con quello indicato nel bando, emerge l'aumento effettivo, esponenziale rispetto al limite indicato nel Prg e che sfiora il 60%.

«Tutto il calcolo che sta alla base di tale valore», affermano Cardelli e Cavarocchi, «risulta completamente inficiato dal fatto che i numeri sono sbagliati». Ad alimentare i sospetti della consigliera e del tecnico che non si sia trattato di una clamorosa svista è un altro passaggio della risposta di Cozzi, secondo cui la normativa regionale consente aumenti volumetrici fino al 50%, L'amministrazione, insomma, potrebbe riconsiderare il limite fissato dal piano regolatore al 15% e avvicinarlo a quello che di fatto si evince dal bando. «C'è un grave problema di trasparenza», conclude Paola Cardelli, «l'operazione andrebbe sospesa per verificare i dati e chiarire quale vantaggio deriverà per la collettività da un aumento volumetrico tanto grande».

Gennaro Della Monica

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