L’inferno nel carcere teramano finisce sul tavolo del ministro

I sindacati della polizia penitenziaria scrivono a Nordio: «Ci sono 422 detenuti, la capienza è di 275 Gli agenti sono 166 e dovrebbero essere 216, gli eventi critici sono già 1.600: il doppio del 2021»
TERAMO. La situazione nel carcere di Castrogno dev’essere arrivata davvero al limite se tutte le organizzazioni sindacali più rappresentative della polizia penitenziaria (Sappe, Sinappe, Uspp, Uilpa, Cisl e Cgil) hanno chiesto per iscritto un intervento addirittura al ministro della Giustizia Carlo Nordio e al suo sottosegretario Andrea Delmastro Delle Vedove. La lettera, indirizzata per conoscenza anche ai parlamentari abruzzesi, ai vertici dell’amministrazione penitenziaria, ai magistrati abruzzesi di sorveglianza e alle autorità teramane, si conclude con la proclamazione dello stato di agitazione del personale e l’annuncio dell’interruzione dei rapporti sindacali con la direzione. La richiesta è quella di riportare il carcere teramano alla capienza regolamentare di 275 detenuti a fronte dei 422 attuali con un immediato provvedimento di blocco delle assegnazioni. «In assenza di urgente riscontro», si conclude la lettera, «le organizzazioni sindacali intraprenderanno tutte le azioni a tutela del personale».
GLI EVENTI CRITICI
SONO RADDOPPIATI
Prima di questa conclusione, la lettera degli uomini della polizia penitenziaria descrive l’inferno che è diventato Castrogno. «Negli ultimi anni», si legge, «l’istituto teramano è diventato il “ricettacolo” nel distretto dei detenuti ingestibili e riottosi. Innumerevoli sono state le aggressioni, gli insulti e minacce per opera della popolazione detenuta nei confronti del personale di polizia e di tutti gli altri operatori. Ad oggi risultano circa 1.600 eventi critici nel 2022 a fronte degli 800 dell’anno 2021». I sindacati sostengono di essere stati rassicurati invano dall’amministrazione penitenziaria sul fatto che sarebbero state limitate le assegnazioni di soggetti psichiatrici, «giacché l’istituto è sprovvisto di un’articolazione dedicata ad essi» e per di più non c’è stata formazione del personale di polizia nella gestione di questi detenuti. Il risultato è stato l’aumento esponenziale di soggetti ingestibili e quindi di aggressioni al personale per le quali, rilevano ancora i sindacati, le sanzioni disciplinari, visto il sovraffollamento dell’istituto, non hanno efficacia «per mancanza di spazi idonei». Così tra i detenuti si diffonde «la percezione di impunità». «Ormai», si legge nella nota, «le sezioni sono veri e propri “ghetti” in cui non solo è impensabile lavorare ma non è possibile neanche accedervi senza incappare in ritorsioni da parte di determinati soggetti».
PERSONALE ALL’OSSO
E DOPPIA DIREZIONE
Impossibile, per i sindacati, non rilevare per l’ennesima volta la drammatica carenza di organico degli agenti. A fronte di 216 unità previste ne sono in servizio effettivo 166 «comportando un accumulo di circa 13.000 giornate di congedo ordinario e l’effettuazione di circa 55.000 ore di lavoro straordinario per mandare avanti un sistema prossimo al collasso. A ciò si aggiunge la carenza di altre figure professionali come funzionari giuridici pedagogici, personale tecnico (idraulico e elettricista), personale amministrativo e contabile e personale sanitario. Per non citare poi la “kafkiana” situazione che si è venuta a creare con la direzione di codesto istituto, difatti il Provveditorato regionale ha disposto che l’attuale direttore (Stefano Liberatore, ndr) assuma la reggenza anche di un altro istituto importante della regione, quello di Sulmona».
Castrogno, insomma, è una bomba pronta e esplodere. Qualcuno la disinnescherà?
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