L’istituto diocesano: «Disponibili a trattare con l’azienda pignorata»

3 Settembre 2019

Il vescovo e l’istituzione religiosa per il sostentamento del clero replicano alla Filca Cisl. La Cave Canem ora non può pagare gli operai  

TERAMO. Botta e risposta fra la Filca Cisl da una parte e la curia e l’istituto di sostentamento del clero (Idsc)all’altra. L’oggetto è la vertenza fra la Cave Canem (detta Inerti Ferretti) che deve pagare gli arretrati dell’affitto di un terreno all’Idsc, il quale ha pignorato i pagamenti in entrata alla ditta per 250mila euro. Quest’ultima dunque non ha più liquidità e non può pagare gli stipendi ai 15 operai, denuncia la Cisl, rischiando la chiusura.
I vescovo Lorenzo Leuzzi, chiamato in causa dal sindacato, è «seriamente preoccupato per i dipendenti della Cave Canem e per le loro famiglie, che vedono in pericolo il proprio stipendio e il posto di lavoro, a causa delle difficoltà dell’azienda». E auspica che «si giunga il prima possibile a un accordo che salvaguardi i posti di lavoro dei dipendenti e sia garantita la giustizia sociale senza strumentalizzare i dipendenti e gli operai».
Sulla vertenza tra l’Idsc, presieduto da don Giovanni Giorgio e la Cave Canem, l’istituto fa notare che «la Cave Canem non corrisponde da oltre 10 anni il dovuto, a fronte di un’attività di estrazione sul terreno di proprietà dell’Idsc che procura introiti all’azienda, senza dare spiegazioni plausibili su questa inadempienza. L’Idsc, volendo tutelare i lavoratori, ha procrastinato il suo diritto di agire in via giudiziale conducendo trattative con la Cave Canem sin dal 2010, quando si sono riscontrate le prime inadempienze. Nel 2013 I’Idsc ha cercato di condurre un arbitrato che, seppur portato avanti da un geologo scelto di comune accordo da entrambe le parti, non è stato accolto dalla Cave Canem nel risultato raggiunto. Un accordo scritto è stato faticosamente raggiunto nel luglio 2018 a seguito di molteplici incontri e confronti, favorendo la Cave Canem, con la riduzione significativa dell’importo dovuto. Scelta fatta per garantire la continuità occupazionale dei dipendenti. Tuttavia, inspiegabilmente l’azienda non ha firmato l’accordo, costringendo l’Idsc a passare dalle vie extra giudiziarie a quelle legali. Da parte dell’Idsc c’è stata – e c’è tutt’ora – la massima disponibilità a giungere a un accordo in tempi ragionevolmente brevi, come auspica il vescovo. Si attende ora la massima disponibilità a compiere passi concreti da parte della Cave Canem, che garantisca la risoluzione del contenzioso».
Giancarlo De Sanctis, segretario Filca Cisl, ringrazia il vescovo per i positivi auspici ma si rammarica «che la curia non abbia assunto un ruolo super partes, come da noi chiesto, per condurre a conclusione una trattativa pressoché definita e incomprensibilmente interrotta dall’Idsc. Ricordiamo che, oltre agli interessi economici delle due parti, ci sono i diritti civili e sociali dei lavoratori, che sono la parte più debole e l’unico interesse che la Filca Cisl sosterrà fino in fondo». Ora La Filca chiederà a prefetto e Comune di Campli un tavolo di concertazione. (a.f.)
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