La Asl di Teramo inaugura l’era dei tagli alla spesa

Timori e polemiche per i limiti imposti nella delibera di nomina di Fagnano
TERAMO. C’è chi parla di sfortuna. Chi invece di una scelta per penalizzare una Asl come quella di Teramo, che ha chiuso sempre in utile, rispetto ad altre, come ad esempio quella di Chieti, che hanno chiuso i bilanci in pesante disavanzo. C’è poi anche chi parla di una scelta necessaria per affrontare una riorganizzazione della spesa sanitaria regionale in uno scenario sempre più difficile.
SENZA MANAGER. Fatto sta che la delibera firmata dall’assessore regionale alla sanità Silvio Paolucci che rinnova il contratto al direttore generale scaduto a fine settembre Roberto Fagnano, impone a lui – e quindi alla Asl teramana – obiettivi veramente ardui. La delibera dovrà essere discussa nella riunione di giunta della settimana entrante, ancora non fissata. Si parla venerdì perchè martedì il governatore D’Alfonso ha un impegno istituzionale. Intanto, da 10 giorni, la Asl è senza direttore generale.
LA DELIBERA. Il problema della delibera riguarda soprattutto un eventuale sforamento della spesa farmaceutica e negli appalti per beni e servizi, che peserebbe molto sul punteggio del manager. La particolarità è che gli obiettivi “lacrime e sangue” sono imposti per ora solo alla Asl di Teramo, che rinnova il contratto al direttore generale per prima. Le altre continueranno con i vecchi e più “comodi” obiettivi: Armando Mancini, manager di Pescara, con un contratto di 5 anni, scadrà il 29 febbraio 2021, Rinaldo Tordera (L’Aquila) il 10 marzo 2019, Pasquale Flacco (Chieti) il 10 dicembre 2018.
La notizia ha creato un notevole subbuglio. I politici locali sono in allarme.
I POLITICI. Sandro Mariani, capogruppo Pd in Regione, non le manda a dire. «Chiederò spiegazioni nelle prossime ore per capire se tutto questo corrisponde a verità. Non voglio nemmeno pensare che ancora una volta si Teramo a pagare prezzo così alto. Se quel che si dice corrisponde al vero farò le barricate: il presidente deve capire che c'è perlomeno un consigliere regionale che è vicino alla sua gente. E mi aspetto che la stessa assunzione di responsabilità ci sia dal collega in giunta (Dino Pepe, ndr) che rappresenta la provincia di Teramo. Mi preoccupa il fatto che non si faccia nulla per premiare chi è virtuoso come la Asl di Teramo che ha chiuso sempre in utile mentre chi spende senza controllo venga avvantaggiato». Mariani teme il contraccolpo dei tagli alla spesa sui medicinali sulle categorie più deboli. E osserva che è ingiusto nei fatti creare una situazione di disparità con le altre Asl d’Abruzzo, «che rinnoveranno i manager fra molto tempo e quindi avranno solo allora questi obiettivi».
Dall’opposizione, nemmeno l’ex governatore Gianni Chiodi è tenero nelle sue valutazioni. «Le Asl dell’Aquila, Pescara e Chieti a fine anno hanno importanti disavanzi, mentre Teramo per quel che mi risulta ha una situazione sostanzialmente di equilibrio. Non ha senso pretendere performance aziendali nella stessa misura fra le varie Asl. Noto in maniera evidente, spero che lo sia a tutti, che c’è un disegno di ridimensionamento del sistema sanitario teramano, ciò che prima poteva sembrare mera polemica strumentale dell'opposizione, oggi viene vissuta come una realtà da parte di tutti i soggetti che operano nella sanità. In tutto ciò operatori sanitari di altre province si meravigliano della inconsistenza, sul piano della difesa della sanità teramana, da parte degli esponenti della maggioranza».
I SINDACATI MEDICI. Non tutti i sindacati condividono la valutazione dei due politici teramani. Il segretario regionale dell’Anaao, Filippo Gianfelice, sostanzialmente condivide gli obiettivi posti al manager nella delibera. «Non è una cosa piacevole, ma il nodo nelle Asl è soprattutto una rivisitazione degli appalti per beni e servizi e della spesa farmaceutica, ospedaliera e territoriale. I due capitoli, che rappresentano il 35% di una spesa della Asl, sono lievitati. E' giusto che si vada ad agire su questi e non più sul personale. Queste due sono spese ancora comprimibili. Per il personale siamo invece arrivati all'osso. Azioni del genere ci sono anche in Asl di altre regioni come quella di Tor Vergata. E poi nei fatti dal 2018 le nuove norme renderanno impossibile lo sforamento del bilancio per ogni Asl: saranno naturalmente tutte le altre aziende abruzzesi a doversi adeguare». Di diverso avviso il segretario della Cimo, Sandro Core: «Gli obiettivi dovrebbero essere regionali, poi adattati ai problemi di ciascuna Asl. Il taglio di spesa farmaceutica deve essere uniforme su tutta la regione. Non si capisce perchè si parte con tagli enormi nella Asl più virtuosa. E' vero che la spesa farmaceutica in Abruzzo è fuori controllo, il problema è che si parte come al solito da Teramo a tagliare. Non può essere solo un problema di tempistica nel rinnovo del contratto».
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