La Cassazione ha confermato le 4 condanne dei tecnici, la Regione dovrà risarcire

17 Marzo 2019

C’è voluta la costanza, la passione e la determinazione di un avvocato che in questi dieci anni è diventata il punto di riferimento per tanti studenti sopravvissuti e familiari di chi non c’è più per...

C’è voluta la costanza, la passione e la determinazione di un avvocato che in questi dieci anni è diventata il punto di riferimento per tanti studenti sopravvissuti e familiari di chi non c’è più per arrivare, in sede civile, al riconoscimento di quegli enti che dovevano vigilare su progettazione, manutenzione e sicurezza e che, ha stabilito un tribunale, non lo hanno fatto. Nell’agosto scorso il tribunale civile dell’Aquila ha accolto il ricorso presentato dall’avvocato Wania Della Vigna (nella foto) condannando la Regione e l’ Azienda per il diritto allo studio (Adsu) a risarcire i familiari di alcune vittime. Sentenza contro cui la Regione ha fatto appello. Sul fronte penale nel 2016 la Cassazione ha confermato le condanne già inflitte in primo grado e in appello ai quattro imputati nel processo per il crollo della Casa dello studente dove ci furono otto vittime. Restano i quattro anni inflitti agli esecutori dei restauri che avrebbero compromesso ulteriormente e la stabilità del palazzo, già di per se mal progettato, dove morirono otto ragazzi. Si tratta dei tecnici Berardino Pace, Tancredi Rossicone e Pietro Centofanti. Due anni e mezzo di reclusione sono stati inflitti al funzionario Adsu, Pietro Sebastiani. Tutti sono accusati di omicidio colposo plurimo, disastro colposo e lesioni gravissime a causa del ferimento dei superstiti.Durante la fase dibattimentale il sostituto procuratore Oscar Cedrangolo aveva chiesto la conferma delle quattro condanne ma con la rideterminazione della pena per la concessione delle attenuanti generiche. Le difese avevano chiesto, tra le altre cose, di dichiarare il reato estinto per prescrizione dal momento che secondo loro i termini sarebbero scattati da quando sono avvenuti i lavori contestati nelle accuse, quindi dal 2000. (d.p.)