La Cassazione respinge il ricorso: sei anni al “lupo solitario” dell’Isis

23 Novembre 2022

Il 25enne egiziano a Colonnella lavorava per la ditta di pulizie che aveva l’appalto per McDonald’s L’accusa: inneggiava alla guerra santa su canali online riservati ed era pronto ad azioni terroristiche

TERAMO. La Cassazione respinge il ricorso e conferma le accuse a Issam Elsayed Abouelamayem Shalabi, 25enne egiziano per alcuni anni residente nel Teramano, condannato in primo e secondo grado per essere stato un soldato dell’Isis pronto a inneggiare alla “guerra santa”. Un lupo solitario così pericoloso che per mesi, a cominciare dalla sua permanenza a Colonnella, venne tenuto sotto controllo 24 ore su 24 per intervenire in caso decidesse di passare all’azione.
In primo grado l’uomo era stato condannato a sette anni dal tribunale di Teramo (corte d’assise presieduta da Domenico Canosa) per associazione con finalità di terrorismo e in Appello la pena era stata ridotta a sei. Tale resterà visto che nei giorni scorsi i giudici della Suprema Corte hanno respinto il ricorso contro la sentenza d’Appello. «La Corte territoriale», si legge nel provvedimento della Cassazione, «ha con coerenza spiegato che la rilevata possibilità che egli aveva di accedere a piattaforme protette riconducibili all'Isis, fruibili soltanto da chi era in possesso dei relativi indirizzi informatici, stava a significare da un lato sua coscienza e volontà di disporre di materiale di propaganda terroristica, dall'altro - come si è detto - l'esistenza da parte sua di contatti con livelli intermedi o propaggini finali riconducibili a Isis, in assenza dei quali gli sarebbe stato preluso ogni avvicinamento a quei canali web. La fruizione delle notizie veicolate dall'agenzia Nashir News è stato più volte affermato da Giudici del merito, e confermato da questa Suprema Corte, quale indice qualificato di intraneità e di contatto con la struttura reticolare di Isis, poiché si tratta di contenuti immediatamente operativi rivolti a soggetti già radicalizzati e pronti al jihad». L’inchiesta del 2018 (delegata alla Digos e alla polizia postale dall’allora pm della Procura distrettuale David Mancini, oggi procuratore per i minorenni) aveva fatto emergere l'alto grado di radicalizzazione religiosa, l'attività di proselitismo del giovane e la sua presunta appartenenza a gruppi Telegram riconducibili a una delle agenzie di propaganda dello Stato islamico. Il nome dell’egiziano, che durante la sua permanenza a Colonnella aveva lavorato per una ditta di pulizie che aveva l’appalto per McDonald’s, era finito nei controlli della polizia nel dicembre del 2017 quando la sua presenza era stata segnalata tra i militanti islamici frequentatori di un gruppo Whatsapp. Secondo investigatori e inquirenti Shalabi, arrivato in Italia sette anni prima per un ricongiungimento familiare con il padre, sarebbe diventato il leader di un gruppo di tre giovanissimi profondamente radicalizzati che all’epoca vivevano a Colonnella. In particolare l’attività di intercettazione attraverso il trojan si era rivelata vincente perché aveva consentito di monitorare l’uomo costantemente, soprattutto attraverso la messaggistica criptata. Secondo la Procura Shalabi veva dato la sua disponibilità ad entrare in azione e ripeteva di stare aspettando il suo turno.(d.p.)
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