La maestra paralizzata: insegno perché la scuola è la mia vita
La giovane di Cellino caduta dal muretto nell’elementare di Mutignano testimonia al processo «Dopo l’incidente è tutto cambiato ma vado avanti, da settembre sono diventata di ruolo»
TERAMO. «Ho ripreso ad insegnare perchè la scuola è la mia vita». Maria ha un sorriso disarmante e gli occhi che raccontano prima delle parole. Anche quando esce dall’aula di tribunale in cui ha narrato perchè a 32 anni è bloccata su una sedia a rotelle. Il 25 maggio del 2010 il muretto esterno della scuola elementare di Mutignano crollò e lei, insegnante supplente di sostegno, precipitò per circa tre metri riportando lesioni gravissime che l’hanno resa paraplegica.
Maria racconta il passato «mi ritrovai a terra in un attimo, urlavo ma non mi sentivano e chiesi aiuto con il cellulare» e stringe con forza il suo presente da insegnante. «Oggi sono di ruolo», dice la giovane donna di Cellino, «da settembre insegno in una scuola di Notaresco e sono tornata a vivere perchè il mio sogno è sempre stato quello di poter insegnare. Certo la mia vita è cambiata, ma io vado avanti perchè non bisogna mai piangersi addosso». Tutte le mattine la mamma l’accompagna a scuola in auto «ma ancora per poco visto che tra breve sarò autonoma anche nel guidare».
Per capire perchè quel muretto crollò e se ci sono state responsabilità bisognerà aspettare la fine del processo. Quattro gli imputati accusati di lesioni colpose personali gravissime: Gaetano Avolio, all’epoca dei fatti dirigente scolastico della direzione didattica statale di Pineto; Monia Candelori, all’epoca dei fatti segretario dell’ex Ipab proprietaria dell’edificio scolastico; Donato D’Evangelista, all’epoca dei fatti responsabile dell’area tecnica, manutenzione ed ambiente del Comune di Pineto e Ercole Ferretti, all’epoca dei fatti direttore dei lavori commissionati dall’Ipab. Nel processo davanti al giudice monocratico Roberto Veneziano è entrato anche il ministero della Pubblica istruzione, citato come responsabile civile insieme all’ex Ipab e rappresentato dall’Avvocatura dello Stato. Ieri sono stati ascoltati i familiari di Maria (la mamma è parte civile), i consulenti della difesa (rappresentata dall’avvocato Enzo Formisani) e i poliziotti. Le indagini preliminari del pm Davide Rosati portano in dote il responso di un incidente probatorio (chiesto dalla procura e disposto dal gip) durante il quale è stata cristallizzata una consulenza: il perito ha sostenuto che il muretto non era a norma sia per quanto riguarda l'altezza e sia perchè non avrebbe retto i carichi di spinta laterali. «Il nesso di causalità con l’evento traumatico», si legge nella consulenza del tecnico così riportata nel capo d’imputazione, «è da ricercare nella debolezza intrinseca del manufatto stesso che per tipologia costruttiva non offre una resistenza adeguata alle sollecitazioni. Un giudizio di non idoneità statistica dei parapetti in mattoni... sulla scorta delle norme tecniche vigenti all’epoca dei lavori di realizzazione e dei lavori di restauro. L’altezza del parapetto dal piano di calpestio del terrazzo è pari a 85 centimetri circa e pertanto inferiore al minimo di norma». Si torna in aula a giugno.(d.p.)
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